Rami

ramiQuei rami graffiano. Sono rami scabri, spinosi. Nudi fino all’estremo della loro asciuttezza, li guardo e mi sembra che siano il disegno più vicino possibile ai pensieri che faccio mentre cammino fuori Macondo. Quei rami graffiano, è vero, ma dietro c’è un cielo terso, così azzurro che oggi neanche l’inverno può riuscire a tenerlo nascosto. Tornerò a scuola. Ciò che dovrebbe essere la normalità diviene adesso perfino un evento che sorprende. Continua a leggere

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Il mio piccolo Hiroo Onoda

armoniaNon immaginavo, ma in quarta effe c’è un piccolo Hiroo Onoda. Per la cronaca Hiroo Onoda è quel soldato giapponese rimasto fermo in un’isola del Pacifico a combattere una guerra finita da trent’anni, ma che per lui terminò solo nel 1974. Fu l’ultimo dei giapponesi sopravvissuti in qualche luogo sperduto, fedeli ai compiti ricevuti e del tutto all’oscuro che la seconda guerra mondiale si fosse conclusa da un pezzo. Continua a leggere

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Quello che non c’è

abbraccioUn gruppo di bambini della classe viene a trovarmi a Macondo. È una bella giornata invernale e il sole invita a una passeggiata, così li porto alla grande quercia. I bambini restano impressionati dalla sua maestosità. Nel silenzio che si deve alle cattedrali e ai luoghi incantati intuiscono che la grande quercia non è soltanto un albero, ma molto di più. Quello che poi ci aspetta sono le rovine della città fantasma. Continua a leggere

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Quasi una lettera ai bambini della mia classe

andrea-pazienzaNon sono andato via. Sembrerà strano, ma io sento di essere sempre stato dove mi trovo ora. Qui, dove si fanno i conti con la propria coscienza, anche se bisogna pagare il prezzo di sacrifici, paura e porzioni immeritate di solitudine. Sono qui, dove le parole non sono giravolte o labirinti, ma si guarda dritto negli occhi e quegli occhi non devi abbassarli mai, anche quando sono i miei, dentro uno specchio. Continua a leggere

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Sospeso

elefanteOggi sarei dovuto entrare in classe a mezzogiorno. Volevo evitare di ricevere l’intimazione ad allontanarmi da scuola mentre ero con i bambini, così alle nove sono andato io dalla preside. Che mi consegnasse direttamente lei la comunicazione della sospensione. Che mi guardasse negli occhi e si vedesse chi dei due stava prendendo la decisione più irragionevole. Che facesse quello che credeva. E fine del teatrino. Continua a leggere

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Il tradimento di Ippocrate

panchina-vuotaSono andato al centro vaccinale. Avevo preso un appuntamento e sono andato. Quello che ho trovato è stato un ambiente ostile coordinato da un medico arrogante e insolente, non certo un sanitario capace, consapevole di avere davanti delle persone con le loro perplessità e le loro legittime paure. Persone da ascoltare e tranquillizzare, e non marionette da mettere in fila sui binari di una inflessibile catena di montaggio. Le marionette non parlano. Continua a leggere

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Davanti al Natale

dittico di nataleA Macondo è arrivato il Natale. Quest’anno i bei pensieri stavano chiusi in un Fort Alamo assediato da forze soverchianti, così che ovunque guardassi non vedevo ragioni che potessero condurre al riparo di una giusta serenità. Il Natale allora non avevo mica tanta voglia che arrivasse. Cosa avrei mai dovuto festeggiare? Le aspettative tradite, le paure, le insonnie, le separazioni, le incognite verso il futuro, i rischi e le incomprensioni? Continua a leggere

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Certi momenti

Hsieh Tong-Liang Cannot let go 2001 bronzePorto gli 11 bambini dell’alternativa a largo Oriani. È una bella giornata invernale, c’è il sole, possiamo stare all’aria aperta. Non so quante altre volte potranno venire qui, così oggi vorrei farli giocare e basta, ma poi succede una di quelle meraviglie che capitano ai maestri. I bambini non corrono via. Mi chiedono di continuare la lettura sul Rwanda, iniziata un po’ di tempo fa. Spontaneamente si siedono tutti intorno a me. Continua a leggere

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Alluvione

Fabrizio-De-AndréIeri sera, come un mantra, avevo in testa la voce di Fabrizio De André e la sua Dolcenera. Capita di conoscere da sempre una canzone e non aver mai capito veramente di cosa parli. Così ho cercato il testo nel web e il suo significato. Ora so che Dolcenera è il nome dato all’alluvione che ha travolto Genova nell’ottobre del 1970. Ho visto anche le foto di quella tragedia. Continua a leggere

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Dimenticare (il fiore e la roccia)

fiore-nella-rocciaPer qualcuno dimenticare è salutare. Talvolta, con il contributo del tempo, è un espediente che interviene come una protezione balsamica e consente di procedere con l’illusione di una riacquisita innocenza. Chiudere una storia nello spazio buio di una soffitta può servire. Aiuta a non pensare. Confonde i fatti, li deforma, spesso riesce bene nell’operazione di sbiadirli o perfino falsificarli. È questo che alla fine succede. L’oblio è sempre un imbroglio. Continua a leggere

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