8 maggio

camminoIl tempo passa. Una riflessione che potrebbe sembrare banale, se non fosse che certi giorni finisco per sentirla davvero come una sentenza inappellabile, come il verdetto di una giuria che non concede assoluzione, una teofania nella quale trovano spazio cose diverse e perfino contrastanti. Dentro ci sono i segni fisici dell’età, gli sprechi, i sogni infranti, gli inganni, i propositi traditi, le cose che avrei voluto, quelle che ho inutilmente aspettato. Continua a leggere

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Botanica

botanicaFa freddo. Fa freddo anche se c’è il sole e la primavera ha coperto di fiori i rami degli alberi. Mi chiedo come stiano ora l’Agapanthus e l’Amaryllis che ho regalato quasi fossero una cauzione, versata in anticipo nel tentativo disperato di raccontare sentimenti che poi il cassiere del tempo avrebbe respinto. L’Amaryllis consegnato un giorno nel corridoio di una scuola e l’Agapanthus entrato tempo dopo nel camerino di un teatro. Continua a leggere

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Le rovine del tempio

Ci sono posti meravigliosi. Poi c’è il ricordo di posti meravigliosi. Ci sono angoli incredibili, dentro la foresta, e incanti che ti sembrano fatti  di una pietra che vincerà la sua sfida col tempo. Poi c’è il silenzio delle rovine senza più neanche la memoria di un crollo e del rumore che fa la pietra quando si sbriciola. Perché ormai la pietra è lì, fatta di pezzi e promesse non mantenute. Continua a leggere

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Tachipirina 1000

Oggi mi è venuta la febbre. È il minimo che possa capitare in momenti come questo. All’ora stabilita non riesci a connetterti per vedere a distanza i bambini della tua classe. Provi con tutti i router possibili, ma è inutile. Fino a ieri tutto andava liscio, ma alla legge di Murphy non si può sfuggire. Oggi che ti serviva perfettamente funzionante la rotellina gira all’infinito, stolida davanti alle tue imprecazioni. Continua a leggere

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In sintesi

Abbiamo l’obbligo morale di essere responsabili delle nostre azioni e anche delle nostre parole e persino dei nostri silenzi. Dice così un personaggio in Notturno cileno di Roberto Bolaño. Ecco, ho pensato. È davvero tutto qui. Facciamo cose, diciamo cose, omettiamo cose, con la noncuranza di chi vive sempre in una specie di immunità, circondati da alibi, dentro l’illusione di vivere un videogioco e poter ricominciare tutte le volte che ci va.

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Diffidare dell’istruzione

Il papà di C mi manda le parole che un Preside americano scriveva ai suoi professori. Qualche giorno fa avevo cercato di spiegare ai bambini più o meno la stessa cosa. Se un Dirigente Scolastico usasse oggi le stesse parole e avesse il coraggio di alzare la testa dalla burocrazia che riempie la sua cattedra, forse la scuola smetterebbe di essere un misurificio di competenze e guarderebbe dritta la luna. Continua a leggere

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Pagella

I bambini si sono portati avanti col lavoro. Di loro iniziativa hanno anticipato il compito del maestro e gli hanno consegnato a sorpresa la pagella del primo quadrimestre. Dalle valutazioni che tra pochi giorni  i docenti saranno chiamati a produrre, quest’anno il Ministero ha deciso di far sparire i voti numerici. Ma è mancato il coraggio e alla fine si cambia per non cambiare niente. Anzi, si peggiora perfino. Continua a leggere

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Titanic

Alla fine anche il mese di dicembre è passato. Nelle prime settimane l’orario della scuola è variato tre volte, poi con le vacanze di Natale sono arrivate le giornate che cambiavano colore manco fossero le foglie di un albero in autunno e serviva una tabella per tenere a mente tutte le restrizioni, sono tornate le autodichiarazioni, le file davanti al supermercato e ai negozi per i regali, il senso di impotenza. Continua a leggere

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Calendario degli eroi: 1 dicembre – Rosa Parks (Claudette Colvin)

1 dicembre 1955, Montgomery (Alabama). Rosa Parks torna a casa in autobus. L’autobus è pieno e lei è seduta nel settore accessibile sia ai bianchi che ai neri, ma con l’obbligo per i neri di cedere il posto se fosse salito un bianco. Quando l’autista le chiede di alzarsi per far sedere un passeggero bianco, lei si rifiuta. Rosa Parks viene arrestata. Licenziata dal grande magazzino dove lavorava, deve trasferirsi a Detroit. Continua a leggere

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L’incantesimo della divisione

Da bambino non mi piaceva la divisione. Me lo ricordo. Tra le quattro operazioni era di sicuro quella che mi stava più antipatica. Sarà stato per il fatto che a svolgerla in colonna veniva fuori una struttura molto diversa dalle altre. A ben guardare colonna non si poteva neanche chiamare, dato che finiva spesso per occupare uno spazio inaspettato, fuori dai margini che avevo previsto di assegnarle. Continua a leggere

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