Genitori e scuola. Sfida all’Ok Corral

Sono sempre di più le occasioni in cui la scuola e i genitori si scontrano in un clima da film western. Il sistema del resto ha trasformato le scuole in aziende e le famiglie in clienti. E i clienti, si sa, pretendono. Può succedere che siano nel giusto, intervenendo a correggere abulie, assenze e inefficienze di un apparato cervellotico che si inceppa anche nel semplice uso del buon senso. Altre volte sbagliano. Continua a leggere

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La scuola che divide

Clara Rech, preside del liceo Visconti di Roma ha recentemente reso noto che nella sua scuola tutti, tranne un paio, sono di nazionalità italiana e nessuno è diversamente abile. Tutto ciò favorisce il processo di apprendimento. Nella presentazione del liceo D’Oria di Genova si legge che poveri e disagiati costituiscono un problema didattico. La scuola italiana, con la fissazione che ha per la performance e le misurazioni, sta tornando decisamente indietro. Continua a leggere

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La macchina contorta della Giustizia

L’udienza per il ricorso contro il giudizio che confermava la sanzione disciplinare ricevuta per essermi rifiutato di somministrare alla classe le prove Invalsi era fissata per oggi, 6 febbraio. La Corte di Appello l’ha rinviata d’ufficio al 18 settembre. Sarebbe come se avessi dato un appuntamento a un genitore desideroso di un incontro e poi all’ultimo momento gli dicessi mi dispiace, oggi non posso più, ci vediamo tra sette mesi. Continua a leggere

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Calendario degli eroi: 24 gennaio – Guido Rossa

Genova. Guido Rossa è un operaio comunista dell’Italsider, attivo sindacalista e alpinista del CAI. Sono gli anni di piombo. Guido Rossa è soprattutto un cittadino che con coerenza presta fede a un’idea contraria alla logica del terrorismo. Un uomo coraggioso. Lasciato solo dai colleghi che si fanno tutti indietro, decide comunque di testimoniare in un processo contro le BR. Verrà ucciso per questo da un commando la mattina del 24 gennaio 1979.

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Perdere la rotta

Il Liceo Manara ha partecipato come sempre alla notte bianca dei licei classici. Questa è l’occasione in cui, ovunque in Italia, le scuole a indirizzo classico restano aperte fino a notte inoltrata. Chiunque può entrare, assistere a ogni genere di rappresentazione e respirare l’aria di una festa che celebra la vitalità e la modernità di lingue che qualcuno un po’ troppo frettolosamente definisce morte e sepolte. Io ci sono stato. Continua a leggere

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Riflessione

Ho raccolto un sasso a Marrakech. L’ho raccolto proprio perché era un sasso normale. In effetti un sasso così avrei potuto trovarlo facilmente anche a Roma, magari sul marciapiede davanti casa. Però mi trovavo lontano tremila chilometri, in un altro continente. E quando l’ho raccolto ho pensato subito alla riflessione che avrei potuto fare con i bambini una volta tornato in classe. Una specie di invito alla meditazione. Continua a leggere

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Se perdere significa vincere

Ho proposto un gioco ai bambini e, come succede spesso, poi sono stati loro a farmelo capire. Io pensavo di aver coinvolto i bambini in un gioco fatto di ascolto e riflessione, di esperienza tattile, di reciproca conoscenza e confidenza. Ma era molto di più. È bastato vedere le facce soddisfatte e gioiose di tutti i partecipanti. Avevamo scoperto un gioco dove se vinci o perdi sei contento lo stesso. Senza differenze. Continua a leggere

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The pen is on the table. Da almeno cinquant’anni

Sentire un italiano parlare correttamente l’inglese è una cosa molto rara. Lo studio di questa lingua è da sempre uno dei punti dolenti del nostro sistema scolastico. Quando i bambini escono dalla scuola primaria conoscono i numeri e i colori, ricordano una canzoncina e i nomi delle quattro stagioni. Poco altro. I bambini sono spugne assorbenti, ma queste spugne le abbandoniamo sul terreno secco in un deserto di buone intenzioni. Continua a leggere

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Io sto dalla parte di P

C’è un liceo romano. Da una parte un gruppo di studenti nascondono la faccia. Stanno occupando la scuola. Molti di loro sono voltati di spalle e formano una schiera che sbarra il passo. Dall’altra un ragazzo a volto scoperto. Li affronta. Non è d’accordo con l’occupazione. Quelli a volto coperto lo sommergono di insulti e minacce. Sono più di cento. Lui è solo. Si chiama P. Io sto con lui. Continua a leggere

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La violenza che non si può raccontare

Da giorni si fa un gran parlare del delinquente che a Ostia ha aggredito con una testata un giornalista della rai. Ci sono pagine intere sui quotidiani e trasmissioni in tv. Cordoglio e testimonianze di solidarietà arrivano giustamente da tutte le parti. Ieri a Roma centinaia di insegnanti hanno manifestato davanti al Miur. La polizia in assetto antisommossa ha ingiustificatamente caricato e picchiato, mandandone alcuni all’ospedale. Ma non ne parla nessuno. Continua a leggere

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