Avvertenze

Intorno a 50 anni fa salivi sull’autobus e leggevi l’avviso che all’interno delle vetture era proibito sputare. Oggi quell’avvertimento non c’è più. Però adesso a Roma ce n’è uno messo lì a ribadire che è vietato picchiare gli autisti. Si può chiamare civile una società che ha bisogno di questi ammonimenti?

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Pensiero alle porte della mia cinquantaduesima estate

Mettiamola così. Se io sapessi una cosa e ci fosse qualcuno che quella cosa non facesse altro che ribadirmela ogni volta che apre bocca, io quel qualcuno alla fine cercherei di evitarlo come la peste. Figurarsi se poi quella cosa non fosse neanche tanto difficile da capire e lui invece continuasse a spiegarmela con l’insistenza che avevano gli spaccatori di pietre nelle cave di granito. Continua a leggere

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Sono stato una zebra per mezz’ora. Mi è bastato

Per la prima volta ho giocato online con mia figlia. Aveva un antipatico sondino naso gastrico fino allo stomaco, così ho pensato che cercare di distrarla fosse una buona soluzione. E l’ho fatto. Arrivati a casa ho scaricato l’app, mi sono registrato e sono entrato nel gioco. In barba alle nostre regole. Le regole dicono che si può accendere il tablet solo prima di cena. Non stanno mica lì a sottilizzare. Continua a leggere

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Grazie S, stavo un po’ in pensiero

Mancano cinque giorni alla fine della scuola. Le porte della prima elementare stanno per chiudersi. È stato un anno ricco e impegnativo, come sanno esserlo solo le ripartenze. I bambini chiedono la mia attenzione. S ha preso una figurina dal banco di un compagno accartocciandogliela senza un apparente motivo. La reazione del maestro però non è quella che la classe si aspetta. Questa volta no. Continua a leggere

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Dove stiamo andando?

Al Consiglio di Istituto viene proposto di realizzare delle pietre d’inciampo da mettere nel cortile della scuola. L’idea è di scriverci sopra i nomi di alcuni di quei tanti bambini spariti nel mare nel disperato tentativo di raggiungere una terra e una vita più giusta. La Dirigente risponde di no. Invita alla prudenza. Dice che non sono tempi questi per mettersi a fare ricami di buone intenzioni intorno al tema dell’immigrazione. Continua a leggere

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Un maestro, un papà, una bambina e l’Invalsi

Mettiamo che hai un papà che non solo non crede al sistema di valutazione voluto dall’Invalsi. Mettiamo pure che quel papà fa il maestro dissidente e per il rifiuto a somministrare i test è andato tranquillamente dritto verso sanzioni disciplinari e vari gradi di processo davanti al tribunale del lavoro, che poi significa anche aggravi non indifferenti per le sue esigue finanze. Continua a leggere

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Il banco vuoto

A è tornato in Romania. Sapevamo che al rientro dalle vacanze di Pasqua avremmo visto il suo banco vuoto. Adesso è davvero così. A è andato via, portandosi dietro i suoi problemi e la sua voglia di crescere. Chissà che fine faranno adesso i suoi quaderni pieni di lavori sconclusionati. Chissà se continuerà a camminare sotto i banchi. Chissà cosa guarderanno adesso quei grandi occhi azzurri profondi e silenziosi. Continua a leggere

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Calendario degli eroi: 28 aprile – Regina Martínez Pérez

Regina Martínez Pérez è corrispondente  del settimanale Proceso, scrive di diritti umani negati e indaga sui legami tra i gruppi criminali e le istituzioni governative. Non ha paura di fare nomi. I suoi ultimi  articoli tirano in ballo due esponenti politici del Partido Revolucionario Institucional, candidati alla Camera dei deputati, e nove ufficiali della polizia. Viene uccisa a Xalapa, nello stato di Veracruz, il 28 aprile 2012.

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Calendario degli eroi: 24 aprile – Daniel Alejandro Martínez Bazaldúa

Daniel Alejandro Martínez Bazaldúa ha l’entusiasmo, il coraggio e la sfrontatezza di credere che tutto sia possibile, anche se vivi in Messico e il tuo il lavoro di reporter per il periodico Vanguardia e l’impegno civile sono una scommessa che non puoi vincere. A 22 anni non si scende facilmente a patti con i propri ideali. Il 24 aprile 2013 viene assassinato e trovato mutilato a Saltillo, nello stato di Coahuila.

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Compiti a casa

Incontro la mamma di E, che quest’anno è alla scuola media. Mi dice che a scuola va tutto bene. Aggiunge che il figlio non ha sofferto per niente il peso dei compiti che fanno delle medie lo spauracchio di tutte le famiglie. Dice che qualche paura ce l’aveva anche lei. Lo so. La storia che i miei bambini siano impreparati a sostenere pesanti carichi di lavoro è una storia nota. E bugiarda. Continua a leggere

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