Cosa succede. Ovvero la scuola spiegata al mio barista (parte sesta)

Ho cambiato bar. I percorsi della vita non sai mai dove finiscono per portarti. Quello di cui puoi essere sicuro però è che, ovunque ti capiterà di trovarti, ci sarà sempre un bar a pochi passi da casa. Siamo una nazione di chiese e di bar. Questa è una regola. Siamo una nazione di promesse e speranze sussurrate in silenzio, e di chiacchiere un po’ sguaiate intorno alle prime pagine dei quotidiani. Continua a leggere

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Calendario degli eroi: 20 giugno – Il massacro di Nochixtlán

È il 20 giugno 2016. La polizia spara sugli insegnanti e sugli studenti che stanno manifestando da giorni contro la riforma dell’istruzione voluta dal presidente Enrique Peña Nieto. L’ordine è stato chiaro. Sparare per uccidere. In tutto il Messico la popolazione è scesa in strada a fianco di studenti e insegnanti. La protesta organizzata dal CNTE (Coordinamento nazionale dei lavoratori dell’educazione) va avanti da giorni. Il Governo rifiuta ogni dialogo. Continua a leggere

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Lo scrutinio degli orrori

Siamo in cinque. I quattro docenti della seconda effe e il Dirigente, che presiede lo scrutinio perché gli tocca la scocciatura di dover superare in qualche modo l’anomalia del maestro che rifiuta di mettere i voti ai bambini. Il che non sarebbe un accidente neanche tanto rilevante se non fosse che rischia di portarsi dietro la conseguenza di produrre un documento pubblico che si fa burla della normativa vigente. Continua a leggere

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Nessun voto quest’anno, ma un abbraccio che stringe tutti

Cari bambini, quello che ci è capitato di vivere in questi mesi non l’avremmo mai immaginato. Abbiamo dovuto cambiare il nostro modo di crescere insieme e sostituire la scuola con qualcosa che con la scuola non aveva nulla a che fare, cercando una forma, l’unica che ci era permessa, per restare uniti come quei ritagli di stoffa che la mamma di S ha cucito insieme e formano la nostra bandiera. Continua a leggere

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Grup Yorum. Una storia di resistenza

Dopo Helin Bölek e Mustafa Koçak, il 7 maggio è morto anche Ibrahim Gökçek. Le foto dei loro corpi e dei loro volti trasfigurati in modo impressionante da centinaia di giorni di sciopero della fame hanno fatto il giro del web. I componenti del gruppo musicale dei Grup Yorum protestavano per gli arresti e le torture subite a causa dell’impegno civile e l’opposizione al regime di Erdoğan. Continua a leggere

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Calendario degli eroi: 3 maggio – Gabriel Huge Córdoba, Guillermo Luna Varela, Esteban Rodríguez Rodríguez, Ana Irasema Becerra Jiménez

I corpi dei quattro giornalisti vengono trovati mutilati a Boca del Río, nello stato messicano di Veracruz. È il 3 maggio 2012. Torturati e uccisi per non essersi fermati davanti alle minacce ricevute. Per non essersi fermati neanche davanti alla morte dei colleghi assassinati prima di loro. Per aver continuato a fare il proprio lavoro nell’unico modo possibile, cercando la verità, senza scendere a patti con la propria coscienza.

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Non metterò voti

In questo momento l’intero sistema dell’Istruzione, colto da un’emergenza così improvvisa, sbanda. Dietro la maschera di alcune disposizioni generali contraddittorie e lacunose, evidentemente incapaci di regolare l’irregolabile e di abbracciare insieme i diversi ordini e gradi della scuola, si finisce per abbandonare i singoli Istituti, i docenti e ogni famiglia italiana al fai dai te, all’impiego delle proprie risorse e all’esercizio di una didattica a distanza che assume colori e forme evidentemente dissimili. Continua a leggere

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Il tempo si è fermato (pensieri dalla quarantena)

Il tempo si è fermato. Le difficoltà adesso sono tante. Nella vita le complicazioni, i dolori e le fatiche, si presentano senza troppi convenevoli e quando arrivano ci colgono quasi sempre impreparati. Alcune volte magari siamo noi a determinare quello che ci aspetta dietro l’angolo, ma altre volte no. Allora lo smarrimento è più grande. Ci sentiamo incolpevoli, ingiustamente colpiti, ingiustamente sperduti. Così nel caso di questa pandemia. Continua a leggere

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Ai professori di mia figlia

Cari professori, quello che oggi stiamo vivendo tutti è una scuola senza mani sporche di gesso e chiasso nei corridoi. L’impegno e l’abnegazione che la classe docente sta comunque dimostrando, anche nelle trincee di questa condizione surreale, sono encomiabili. Si è e si rimane insegnanti, anche sotto le bombe a Sarajevo. Questo stiamo imparando. Tuttavia quello a cui talvolta assisto, dalla doppia posizione di papà e di collega, mi lascia attonito. Continua a leggere

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Lettera alla scuola

Mi arriva dalla scuola la comunicazione di dover presentare la programmazione entro la data stabilita. Per programmazione in una scuola elementare si intende la pianificazione del lavoro che il maestro ha intenzione di svolgere nella sua classe. La mia è sempre stata una programmazione a posteriori. La previsione del lavoro nel mio caso non sarebbe mai stata fedele all’originale. Oggi più che mai. Allora ho scritto e consegnato queste righe. Continua a leggere

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