Ho visto una bambina, probabilmente di prima elementare, una bambina piccola piccola, che all’uscita di scuola correva sul marciapiede gridando “evvivaaaa!!!… sono fuori la scuolaaa!!!….”. Che cosa tragica, ho pensato. I salti di gioia perché sei uscita da scuola quando hai sei anni, no, dai, quelli non si possono proprio vedere.
Ps
Il murale è di Banksy (Venezia, 2019)
Il gelsomino sambac mi regala il numero 2. Vabbé, insegno matematica. So bene che quello è l’unico caso di un numero primo che è anche un numero pari. Che, da lì all’infinito, altri non ce ne sono. Davanti a quei fiori però mi viene un pensiero. A guardare bene il numero 2 mica è un numero. È una speranza. Diciamo pure che è fiducia, attesa, sogno, abbaglio, troppe volte illusione. Ecco cos’è.
Ero in cima a un palazzo dopo essere salito per una scala stretta e bisognava portarsi da soli i piatti scelti per la cena. Inaspettatamente poi lassù trovavi una terrazza che sembrava di stare nella scena di un film, di quelli che quando li vedi ti viene da pensare che a te non è mai capitato. Invece sì. Era il mio compleanno. Era tutto vero. Almeno così credevo.
Se oggi consentiamo che un’emergenza legittimi l’attuazione di provvedimenti autoritari, domani per eseguire un provvedimento autoritario basterà creare un’emergenza.
Patrizio Bianchi, ennesimo ministro dell’Istruzione senza vocazione, lo aveva detto chiaramente. “L’impegno che ci siamo presi è quello di ripartire con tutti i docenti designati dal Ministero al loro posto: questo impegno sarà realizzato per la prima volta nella storia della Repubblica”. Domani ricomincia la scuola. Peccato che ovunque in Italia manchino ancora un sacco di nomine. Tra insegnanti, personale di segreteria e bidelli è un assordante esercito di assenti.
Passo il pomeriggio a disegnare la storia di un riccio e una chiocciola. Scrivo, disegno, scannerizzo, coloro, impagino. È bastato fare a matita la spirale di un guscio con in sottofondo
E così, indotti come siamo a spendere tempo ed energie nella diatriba tra chi ha paura del Covid e chi ha più paura del vaccino (come se queste debbano essere per forza due fazioni avverse), istigati da un sistema politico che ci vuole distratti, divisi, e impegnati a parlare solo di fuffa, quasi nessuno si accorge che l’Afghanistan adesso è abbandonato al terrore da chi si definiva portatore di pace.
Io me lo ricordo. Il tempo infila nella pancia fessure che diventano angoli di memoria. Praticamente smagliature. Sono inginocchiato per terra tra le dune vicino al mare. È uno dei luoghi incantati della vacanza in Salento. Scavo buche nella sabbia. Non è facile, ma tiro fuori due bulbi. Il giglio di mare è un fiore selvaggio e bellissimo, con un profumo che rende schiavi, tanto è decisa ma delicata la sua dolcezza.
Non serve conoscere le grammatiche e tanti idiomi diversi se non si comprende che le parole rivelano più di quanto immaginiamo. E che sono preziose. Ho conosciuto contadini o pescatori che non erano mai stati troppo lontani dai propri confini, eppure mostravano per le parole una grande profondità e lo stesso rispetto che riservavano ai cicli della luna. Così professori, o aspiranti professori, che delle parole non sapevano proprio che farne.
Ciao terza effe. I compiti che ho dato per quest’estate li sapete. Articoli, foto o pensieri per il nostro Corriere Della Pera. Aggiungo questo. Quest’estate lasciamo stare calcoli di perimetri, equivalenze e divisioni con la virgola. Mettiamo in circolo lo splendore.

