La lettera di Lincoln

Qualche giorno fa mi è capitato di leggere con i bambini la lettera che Abraham Lincoln invia al maestro di suo figlio, il primo giorno di scuola. Che nel 1800, rispetto ad oggi, ci fosse un’idea più corretta riguardo il compito che la scuola elementare dovrebbe assolvere, mi ha meravigliato. Non era quella una scuola autoritaria, perfino dispotica, in un mondo che ancora doveva scoprire l’attenzione al bambino e alla sua interiorità?

In quella lettera non c’è una parola sulle materie che il bambino dovrà affrontare. Neanche una parola. Non si parla di matematica, lingua, geografia, storia. Non si fa alcun accenno alle competenze, ai livelli di apprendimento, alle prestazioni, alla valutazione. Ci sono invece parole come delicatezza, coraggio, meraviglia, fiducia.

Una lettera così andrebbe scritta oggi. Sbandierata in un qualsiasi collegio docenti ogni volta che il Dirigente blatera qualcosa intorno all’obbligo di un registro digitale da riempire di numeri. Ma quanti genitori, ammalati da aspettative su prestazioni e risultati, convinti che la scuola sia la pista dei cento metri, la sottoscriverebbero? Abraham Lincoln la scrive nel 1830. Sono passati 190 anni. 190 anni per azzerare tutto e ritornare indietro.

Informazioni su RP McMurphy

Chito e RP McMurphy vivono a Roma, ma qualcuno giura di averli visti più volte dalle parti di Maracaibo. Hanno un amore dichiarato verso tutti i sud del mondo e un’istintiva simpatia per chi vive ai margini.
Questa voce è stata pubblicata in scuola e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.

4 risposte a La lettera di Lincoln

  1. Laura ha detto:

    Non so perché mentre leggevo mi è venuto in mente il film Tempi moderni… viviamo in tempi moderni: l’uomo è diventato un mero ingranaggio della società in cui vive. I suoi diritti, la sua umanità sono stati messi in secondo piano rispetto alla produttività e al profitto. Di conseguenza la scuola “moderna” forma l’uomo-ingranaggio. Forse non siamo tornati indietro di così tanto tempo… forse stiamo vivendo un secondo taylorismo molto più pervasivo che investe anche gli aspetti più privati nella vita delle persone e peggio ancora dei bambini.

    • RP McMurphy ha detto:

      Sì, è così. E ancora una volta siamo davanti all’assioma che non è la scuola a influenzare, condizionare, orientare, e guidare la società civile, quanto invece il contrario. I pochi casi che fanno eccezione possono essere considerati come anomalie del sistema. La scuola è sempre espressione dell’ideologia dominante. Questa è la macabra verità.

  2. renata puleo ha detto:

    Si tratterebbe di lavorare a scuola – ma so di ripetermi ormai come un disco rotto – pensando che si impara solo dentro una relazione, plurima, anche conflittuale, ma viva, di corpi e di parole che si incrociano.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...