Sono stato una zebra per mezz’ora. Mi è bastato

Per la prima volta ho giocato online con mia figlia. Aveva un antipatico sondino naso gastrico fino allo stomaco, così ho pensato che cercare di distrarla fosse una buona soluzione. E l’ho fatto. Arrivati a casa ho scaricato l’app, mi sono registrato e sono entrato nel gioco. In barba alle nostre regole. Le regole dicono che si può accendere il tablet solo prima di cena. Non stanno mica lì a sottilizzare.

Le regole sono necessarie e giuste nella maggioranza dei casi, ma non bisogna credere che siano sempre attendibili. Non prevedono, per esempio, l’eventualità di dover tenere per un giorno intero un tubicino che dal naso ti scenda fastidiosamente lungo tutto l’esofago. Così al diavolo le regole oggi.

Faccio il mio ingresso in uno dei giochi preferiti da Maira. La grafica è accattivante. L’animazione in 3D perfettamente credibile. Esplora la natura nei panni di un animale selvatico leggo nella presentazione. Avventurati nella fauna selvatica. Gioca con gli amici nelle partite multiplayer. Sembra carino. Scelgo di essere una zebra.

Dopo poco ho già i capelli dritti. Visto da vicino non ci sono dubbi. Il gioco è un incubo di violenza senza alcuna diversa narrazione possibile. Violenza e basta, tra fughe, inseguimenti e pozze di sangue. Un orrore. Un insulto alla creatività di ogni bambino.

Uno stabilito pedigree di potenza resistenza attacco difesa velocità caratterizza le mie azioni negli incontri improbabili che ho con gli animali che altri partecipanti al gioco muovono dagli angoli più remoti del pianeta. Nelle finestre di dialogo mi arrivano incomprensibili commenti in idiomi sconosciuti, ma non ho modo e tempo di leggere neanche quelli in inglese, impegnato come sono a salvarmi la vita in quella mattanza del tutti contro tutti, dove anche i più pacifici erbivori sono inequivocabilmente degli spietati assassini.

Impacciato nei movimenti e inesperto come sono, cado subito sotto i calci di una gazzella che non capisco perché ce l’abbia così tanto con una zebra. Poi, nell’ordine, vengo sbranato da un lupo, da un leopardo e da una specie di velociraptor evidentemente infilatosi in qualche finestra temporale a me sconosciuta. Non mi riservano un trattamento migliore un grifone che mi piomba addosso dall’alto e una giraffa che mi prende a zoccolate come un’ossessa. Poi incontro Maira. Lei ha scelto di essere una volpe. E si mangia il papà senza convenevoli.

p.s.
Il gioco di cui parlo è Wildcraft: Animal Sim Online 3D. Un vero concentrato di messaggi sbagliati e fuorvianti che evito di analizzare per esigenze di brevità, ma che meriterebbero un approfondimento. Ho cercato in rete giochi (di animali) più sani e creativi e ne ho trovati pochissimi. La violenza è il denominatore comune. Con qualche rarissima eccezione. In Wonder Zoo, per esempio, bisogna prendersi cura di animali feriti, salvarli dai bracconieri, curarli nel proprio zoo e poi rimetterli in libertà.

p.s. 2
Nonostante il gioco garantisse continuamente alla zebra il potere di resuscitare, il papà, stanco di finire in un lago di sangue, ha cercato altre strade per dimenticare il sondino. E la giornata con Maira è proseguita al cinema.

Informazioni su RP McMurphy

Chito e RP McMurphy vivono a Roma, ma qualcuno giura di averli visti più volte dalle parti di Maracaibo. Hanno un amore dichiarato verso tutti i sud del mondo e un’istintiva simpatia per chi vive ai margini.
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4 risposte a Sono stato una zebra per mezz’ora. Mi è bastato

  1. Laura ha detto:

    Oltre alla violenza, io direi che ciò che caratterizza questi giochi è la velocità, che porta ad agire d’istinto, senza troppe elaborazioni e/o approfondimenti… poi ci chiediamo come mai sempre più bambini e ragazzi hanno problemi di attenzione e concentrazione.

    • RP McMurphy ha detto:

      Sí, hai ragione, Laura. Vedere i bambini destreggiarsi con i diversi comandi di un gioco come questo a velocità cosí esasperate da sembrare un esercizio ossessivo è una cosa che impressiona. Solo a un occhio disattento tutto questo può apparire un’abiltà.

  2. RP McMurphy ha detto:

    Ho fatto leggere questo scritto a mia figlia. Mi chiede di inserire un suo commento. Lo faccio.
    Maira dice di non essere d’accordo e che noi adulti veniamo dalla preistoria. A nome anche di tanti altri bambini del mondo dice che la natura può essere violenta e non solo rose e profumi, e questa è una verità incontestabile.

  3. andreana ha detto:

    fulminante…

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