Dove stiamo andando?

Al Consiglio di Istituto viene proposto di realizzare delle pietre d’inciampo da mettere nel cortile della scuola. L’idea è di scriverci sopra i nomi di alcuni di quei tanti bambini spariti nel mare nel disperato tentativo di raggiungere una terra e una vita più giusta. La Dirigente risponde di no. Invita alla prudenza. Dice che non sono tempi questi per mettersi a fare ricami di buone intenzioni intorno al tema dell’immigrazione.

La Dirigente, come a voler chiudere la questione credendo di aggiungere in regalo qualcosa di assennato, dichiara che le mancano pochi mesi alla pensione. Che vuole arrivarci senza problemi. Che ricordare i bambini morti in mare si presta a facili strumentalizzazioni politiche e che in un momento come questo non è proprio il caso.

Il Consiglio di Istituto resta impietrito. Una certa idea di scuola, la scuola dell’attenzione all’altro, è giudicata sconveniente.

A me sembra che questa vicenda non possa passare nel silenzio generale. Che la proposta delle pietre d’inciampo giunga tempestiva. Che siano proprio l’indifferenza e l’opposizione ricevute in risposta ad avere, quelle sì, un preciso significato politico. Che questa vicenda non possa passare nel silenzio generale. Che riempire gli uffici di presidenza con passacarte e burocrati preoccupati di come tiri il vento ha anche questo purtroppo una ragione tristemente politica.

Per dovere di cronaca sento il bisogno di ricordare che l’idea delle pietre di inciampo per riflettere con gli studenti sulla sorte degli oltre 30mila annegati nel Mediterraneo, con particolare rilievo alle centinaia di bambini arrivati senza vita sulle nostre spiagge, non è venuta fuori da pericolosi rivoluzionari con accertata propensione alla sovversione e alla distruzione del sistema. Si tratta invece di un’iniziativa promossa in tutt’Italia dal Movimento di Cooperazione Educatica (MCE), soggetto qualificato dal MIUR per la formazione del personale della scuola (Direttiva n° 170/2016 – R.Q. n° 753, 1 dicembre 2016) e attivo dal 1951 con l’intento di promuovere processi educativi che contribuiscano alla costruzione e al rafforzamento di una società che, in linea con i principi costituzionali, sappia rendere concreti concetti come l’uguaglianza dei diritti e delle possibilità, l’accoglienza e la valorizzazione delle diversità, la libertà di espressione e la partecipazione democratica.

p.s.
Per l’immagine in copertina sono stato sul punto di sceglierne una tra le tante dei bambini morti in mare. Così da sbatterla in faccia a chi si perde in discussioni riguardo l’opportunità o meno di parlarne e ricordare. Poi ho deciso che sarebbe stato meglio aprire con qualcosa di evocativo e magari poetico. Poi ho pensato: ma quale poesia….

Informazioni su RP McMurphy

Chito e RP McMurphy vivono a Roma, ma qualcuno giura di averli visti più volte dalle parti di Maracaibo. Hanno un amore dichiarato verso tutti i sud del mondo e un’istintiva simpatia per chi vive ai margini.
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4 risposte a Dove stiamo andando?

  1. Alessandra ha detto:

    Caro , grazie di questa riflessione. Io sono d’accordo con te . Non possiamo pensare che su questa vicenda casa il silenzio . Occorre ricordare a tutti noi che la vita di ognuno è preziosa . Noi abbiamo il dovere come genitori di educare i nostri figli all’accoglienza , alla ricerca del bene per ognuno . Io dico sempre siamo tutti sotto lo stesso cielo e dobbiamo aiutarci . Non è pensabile che ci siamo state vite spente per interessi di ogni tipo .
    L’idea delle pietre di inciampo credo sia un modo per tenere vivi con noi quei ragazzi per ricordare sempre ogni giorno che la vita di ognuno è un bene prezioso ed unico .
    Grazie molte delle tue parole che vorrei diventassero fatti . Io mi impegnerò perché ciò avvenga .
    Alessandra

    • RP McMurphy ha detto:

      Grazie a te, Alessandra. Per quello che fai e per quello che provi a fare. Si è sempre un po’ colpevoli del silenzio, quando segue le brutte parole. Le brutte parole vanno sotterrate da montagne di belle parole.

  2. Edvige ha detto:

    Maestro Flavio,
    questo racconto porta con sé tante riflessioni e considerazioni. E dopo aver passato ieri una mattinata con i bambini, ho avuto chiaro davanti a me, se mai ce ne fosse stato ancora bisogno, che i bambini ci guardano, che a noi chiedono esempi, risposte, stimoli. Ma quando i nostri figli guardano i telegiornali e ci domandano di quei bambini (e non lo domandano solo ai genitori, ma anche agli insegnanti, alla scuola), cosa gli dobbiamo raccontare? Che non possiamo fare ricami di buone intenzioni? Ad avercene! Forse, se ci avessimo messo tutti un po’ di buone intenzioni in più, quei bambini sarebbero diventati grandi. Purtroppo non sarà una pietra d’inciampo a riportarli indietro e salvargli la vita, ma continuando così rischiamo di far passare altri ottant’anni per prendere coscienza che possiamo ancora fare qualcosa.

    • RP McMurphy ha detto:

      Si Edvige, nessuna pietra d’inciampo riporterà indietro una vita strappata via. Ma sono d’accordo con te. L’oblio è uno dei malanni della storia. Quello almeno possiamo provare a combatterlo.

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