Scarpe

D è cresciuto. Lo incontro per caso. Maestro… Lo riconosco subito. Qualcosa nell’espressione del suo viso mi ricorda quel bambino complicato che ho conosciuto più di vent’anni fa in una delle classi dove sono entrato per pochi giorni come supplente. Era l’inizio della mia avventura nella scuola. Ci sediamo su una panchina. D mi racconta un sacco di cose, anche quelle che fanno male. Vorrei che fosse andata in un altro modo.

Gli dico che ha ancora tanta vita davanti. Che certe cose brutte, se riescono a insegnarci qualcosa, possono fare di noi degli uomini migliori. A volte si paga un prezzo un po’ alto, ma la cosa più triste sarebbe pagarlo inutilmente.

Maestro, ma ci vai ancora a scuola con le scarpe diverse? Ecco, gli dico, un maestro in classe spende tante parole e poi quello che resta magari sono solo le scarpe. Però maestro tu le mettevi per insegnarci qualcosa, mica per fare lo scemo. Ha ragione lui. Ho sempre cercato di usare altro, di usare tutto, non soltanto le parole. Io senza le parole non riuscirei a stare, ma le parole da sole non servono a molto. C’è bisogno delle mani. Serve toccare, non soltanto ascoltare.

Quando ci salutiamo D mi sorride un po’ triste. Ormai è più alto di me, ma è come se avesse negli occhi il desiderio di ritornare al suo banco. A casa mi metto a cercare nella montagna di vecchie foto.

Alla fine le ho trovate, D. Eccole qui. Sono proprio le scarpe di quel maestro supplente.

Informazioni su RP McMurphy

Chito e RP McMurphy vivono a Roma, ma qualcuno giura di averli visti più volte dalle parti di Maracaibo. Hanno un amore dichiarato verso tutti i sud del mondo e un’istintiva simpatia per chi vive ai margini.
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4 risposte a Scarpe

  1. nonnalaura ha detto:

    sevono le parole, servono le mani, servono gli esempi, serve l’autocritica, servono gli ascolti, serve la complicità, serve il rispetto, serve la creatività, servono due scarpe diverse. Perchè dire a un bambino semplicemente ti voglio bene non serve a niente, non lo fa crescere e affrontare la vita con coraggio.
    Hai fatto un buon lavoro Maestro, quando ti lasciano hanno qualche problema con la geografia e la storia, ma chisseneimporta, quella la recupereranno presto! 😉

  2. RP McMurphy ha detto:

    nonnalaura, grazie per questo tuo intervento, perché mi dà la possibilità di una puntualizzazione. Io non credo che i bambini delle mie classi abbiano problemi con la geografia. Impariamo tutte le capitali europee (sfido gli adulti a riguardo) quando i programmi vogliono farci impiegare tutto il tempo a leggere dell’ambiente della laguna o di quello della montagna. Studiamo il Camerun o il Kurdistan quando dovremmo fermarci all’Italia.
    Riguardo la storia (che non è tra le materie che insegno) ne facciamo comunque in abbondanza, spaziando da Annibale alla dittatura Argentina di Videla, alla ritirata di Russia, o alla Shoa.
    Che i miei bambini crescano come persone, ma come studenti abbiano delle lacune è una leggenda infondata.

  3. andreana ha detto:

    Lo immaginavo! Dopo tante discussioni con colleghe varie non sai che piacere trovare te sulla stessa sponda del fiume. Quest’ anno insegnerò geografia in una quarta, voglio divertirmi e divertire e farò di tutto perchè questi bambini non finiscano nella lista degli annoiati di una disciplina ridotta ai minimi termini. In quanto alle scarpe, è un segnale positivo che siano rimaste impresse nella mente di D. più di mille parole.

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