The pen is on the table. Da almeno cinquant’anni

Sentire un italiano parlare correttamente l’inglese è una cosa molto rara. Lo studio di questa lingua è da sempre uno dei punti dolenti del nostro sistema scolastico. Quando i bambini escono dalla scuola primaria conoscono i numeri e i colori, ricordano una canzoncina e i nomi delle quattro stagioni. Poco altro. I bambini sono spugne assorbenti, ma queste spugne le abbandoniamo sul terreno secco in un deserto di buone intenzioni.

Le famiglie che possono permetterselo ricorrono a scuole o insegnanti privati. In futuro garantiranno ai propri figli la possibilità di soggiorni all’estero. Che la conoscenza dell’inglese possa essere un buon investimento per il futuro è un dato di fatto. E se non si può fare affidamento sulla scuola pubblica si trovano altre strade. È evidente però che ogni volta che la scuola pubblica si dimostra inefficace, manca al proprio compito di garantire equità e generare uguaglianza. Così la sperequazione sociale aumenta. Alla faccia dei dettati costituzionali.

La politica dei tagli ha fatto sparire nella scuola primaria la figura dell’insegnante specializzato, che insegnava solo inglese e talvolta era anche madrelingua. Perché pagare una schiera di docenti in più, se ci sono già gli insegnanti di italiano e matematica? La lingua straniera facciamola insegnare a loro. Ecco la bella pensata. Un corso on line, risposte con le crocette, un diplomino facile facile, il regalo di punti in più nel curriculum per scalare la graduatoria del proprio Istituto, e il gioco è fatto.

Adesso l’onere di impartire due o tre ore a settimana di lingua inglese è conferito a maestre e maestri che in moltissimi (troppi) casi sono assolutamente inadeguati e non idonei a quel compito.

La colpa però non è solo di un sistema che da anni smantella e umilia il mondo della scuola. La responsabilità è anche di una classe docente che pedissequamente fa sempre tutto quello che le viene detto di fare, anche le cose sbagliate. E che dietro un piccolo tornaconto personale manda alle ortiche i sacri principi e l’interesse dei bambini.

Quando fui chiamato a frequentare il corso farsa che mi avrebbe abilitato all’insegnamento della lingua straniera, scrissi una lettera di rifiuto. Ringraziavo per l’offerta, ma declinavo l’opportunità che mi veniva presentata, convinto che insegnare meno materie sarebbe servito a studiarle e insegnarle meglio e che un corso di qualche ora on line non avrebbe certamente fatto di me un insegnante di inglese. Mi dichiarai inadatto al compito e contrario al principio del maestro tuttologo.

La lettera che ricevetti come risposta recitava: In riferimento alla Sua comunicazione del …  La invitiamo a riformulare la Sua risposta.

Io non replicai. Un maestro deve preoccuparsi quando a non capirlo sono i bambini, mica gli adulti.

Informazioni su RP McMurphy

Chito e RP McMurphy vivono a Roma, ma qualcuno giura di averli visti più volte dalle parti di Maracaibo. Hanno un amore dichiarato verso tutti i sud del mondo e un’istintiva simpatia per chi vive ai margini.
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3 risposte a The pen is on the table. Da almeno cinquant’anni

  1. renata ha detto:

    La bufala dell’inglese taroccato continua anche alle superiori con il “nuovo” metodo CLIL, le discipline insegnate in inglese: esilaranti i risultati sopratutto per le materie umanistiche. Ma quel che conta è che anche Kant stia on the table…magari sotto forma di diagramma di flusso, così si studia più “facile”, in english.

  2. Chiara Peri ha detto:

    Quanto è vero, ahimè. Ieri mia figlia era molto fiera di avere preso 10 alla verifica di inglese e di essere stata addotta ad esempio a tutta la classe insieme alla compagna che da anni, insieme a lei, segue un corso privato. Io, a costo di deluderla un po’, sottolineo sempre che questi confronti sono ingiusti e che avere più opportunità di altri è una fortuna, ma non un merito. C’è differenza.

  3. RP McMurphy ha detto:

    Pienamente d’accordo. Aggiungerei che indicare come esempio alla classe un bambino perché ha preso 10 in un compito è una nota pedagogicamente stonata.

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