Imprenditori e scuola

scarpaPaolo Galassi, presidente dell’associazione delle piccole e medie imprese, commentando quest’anno il gran numero di iscrizioni a favore del liceo classico ha detto che, di questo passo, “avremo tanti che sanno il latino ma non sanno fare un prodotto. Dimostrarsi così bravi a confezionare qualcosa, tanto da essere nominato presidente di tutti i produttori, evidentemente non mette al riparo dalla sventura di pensare e dire idiozie.

Il percorso scolastico inizia a sei anni e generalmente termina alcuni anni dopo il liceo. Se durante quel cammino un ragazzo attraversa una scuola che approfondisce gli studi classici non lo fa certo per essere un adulto capace di leggere le iscrizioni latine sull’architrave di un tempio.

Per un imprenditore è difficile concepire qualcosa che non colleghi facilmente una causa con un effetto immediatamente visibile. Ma la scuola non è così. La cultura, in termini di conoscenza e crescita personale, non produce una moneta da spendere subito al chiosco dello zucchero filato, ma ci rende capaci di alzare lo sguardo e godere della poesia di un funambolo che cammina sopra una fune. Sapere chi fossero Antigone o Didone probabilmente non renderà un operaio più capace di utilizzare un tornio, sapere la differenza tra un aoristo e un perfetto non servirà all’impiegato per essere più veloce nello sbrigare le sue pratiche. Ma forse aiuteranno a essere uomini meno soggiogabili, perché capaci di un pensiero più strutturato, libero e indipendente.

Caro Paolo Galassi, magari sarai pure bravo a fabbricare scarpe di qualità. Ma a che servono le scarpe se poi non si sa dove andare?

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8 risposte a Imprenditori e scuola

  1. renata ha detto:

    Forse non conosce qualcosa che con le scarpe ha a che fare: <> (citazione parafrasata da Edoardo Galeano)

  2. renata ha detto:

    Scusate, la citazione è saltata (eppure ha buoni piedi…e scarpe!): <>

  3. renata ha detto:

    Beh, Galeano non vuole iscrizioni??? L’utopia non ci fa andare da nessuna parte ma ci fa camminare

  4. Liza ha detto:

    Mi rifiuto
    La mia mente rifiuta di standardizzarsi e di rendere i miei figli degli automi programmati.

  5. ivan ha detto:

    Questa è la brutta scuola del nostro brutto tempo neoliberista. Una scuola che non deve formare cittadini critici, ma produttori/consumatori (l’élite si darà ad una costosa scuola non statale, dove certe fesserie non hanno cittadinanza. Gli altri, si arrangino). Così si forma il sottoproletariato cognitivo tanto ben tratteggiato da Miccione (“Lumpen Italia Il trionfo del sottoproletariato cognitivo” – lettura di questi giorni), nell’indifferenza generale e in sintonia con “riforme” di cui l’ultima fa sistematicamente rimpiangere la precedente. Saluti sconfortati..

  6. renata ha detto:

    Grazie per la segnalazione della pagina di Ivan Cervesato. Interessante soprattutto il taglio trasversale su poesia, filosofia, arte. Ovviamente, per deformazione professionale e idiosincrasica,la mia attenzione è stata catturata dalle considerazioni sui limiti dell’attribuzione dei punteggi nella valutazione standardizzata…

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