Un elefante nello zaino

zaino-di-scuolaGli zaini di scuola dei bambini sono troppo pesanti. Lo dico da papà e da maestro. Da genitore preoccupato per la schiena di sua figlia e da educatore che osserva ogni giorno schiere di piccoli sherpa barcollanti e curvi, condannati alla tortura per quattro piani di scale, senza colpa alcuna, se non quella di dover sopportare il peso della conoscenza. Ammesso che la conoscenza possa e debba essere avvertita come un peso.

Chiunque volesse rendersene conto provi a sollevarne uno. Rimarrà sconcertato. Quello stesso zaino che al momento dell’acquisto sembrava non poter nascondere alcunché di anomalo (salvo il prezzo), si è invece trasformato in uno strumento di afflizione.

Il problema è sotto gli occhi di tutti. I nostri bambini sopportano torsioni e sforzi del tutto innaturali, certamente inadeguati alle loro giovani e fragili strutture ossee. Non serve certo essere Maria Montessori per capire la follia di questa brutale e incivile consuetudine. Un mal costume tristemente esemplificativo di come funzioni oggi la scuola. Il sistema neo liberista che ne condiziona pesantemente l’indirizzo è infatti molto più interessato a creare nuove legioni di consumatori piuttosto che preoccuparsi del loro reale benessere.

La vecchia legge 653 del 1934 (articolo 11) vietava alle giovani lavoratrici con meno di quindici anni di portare pesi superiori a 5 kg. Mia figlia, a otto anni, deve sopportarne quasi il doppio.

Faccio una breve ricerca e quello che viene fuori non è per niente rassicurante. I pericoli a cui va incontro chi sottopone il proprio fisico a sforzi innaturali hanno talvolta nomi sinistri come morbo di Scheuerman o sindrome di Baastrup. Più comunemente si rischiano instabilità vertebrale, forme di scoliosi, discopatie lombari e stenosi del canale midollare. Ancora oggi la normativa sulla movimentazione manuale dei carichi (D.Lgs. 81/2008) è molto severa.

A scuola basterebbe il buonsenso. Peccato che la ragionevolezza sia diventata cosa rara, ridotta talvolta a intuizione di singoli, ma certamente non più proprietà di un intero sistema.

Guardando nello zaino di mia figlia ho contato 7 quadernoni, 9 libri, un dizionario della lingua italiana, un blocco da disegno, un astuccio e un diario. Mi chiedo se non sarebbe una buona regola abituare i bambini a semplificare la vita. I libri potrebbero essere lasciati tutti a scuola e lavorare a casa su dei doppioni o su fotocopie. Le case editrici potrebbero provvedere alla realizzazione di testi ad anelli dai quali estrarre solo i fogli necessari al lavoro da fare a casa. Le attività non soffrirebbero a essere concentrate in un minor numero di quaderni e si potrebbe fare a meno del diario, che nella scuola elementare serve solo ad aumentare inutilmente la zavorra. Le strategie da mettere in atto sarebbero molte, basterebbe solo avere a cuore il problema.

Come maestro sono anni che ho rinunciato ai libri di testo. Non si tratta di una scelta motivata dal problema del peso, ma dei contenuti. Il sussidiario ce lo costruiamo giorno dopo giorno, sul quaderno, e dentro ci mettiamo molto di più di quanto prescriverebbero i programmi ministeriali che, nel tempo, sono riusciti a fare la magia di impoverire colpevolmente gli insegnamenti nella scuola primaria, aumentando però il numero dei volumi e il loro peso complessivo. Nonostante questo sconto, comunque, nella mia classe gli zaini sono ancora molto pesanti. Non posso certo entrare nel merito del materiale che non compete alle mie discipline, ma fosse per me toglierei quasi tutto. Perfino la gomma eliminerei. Che gli errori un bambino non dovrebbe viverli come una vergogna da far sparire. Non andrebbero mica cancellati, ma guardati bene e tenuti in mente.

Informazioni su RP McMurphy

Chito e RP McMurphy vivono a Roma, ma qualcuno giura di averli visti più volte dalle parti di Maracaibo. Hanno un amore dichiarato verso tutti i sud del mondo e un’istintiva simpatia per chi vive ai margini.
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8 risposte a Un elefante nello zaino

  1. nonnalaura ha detto:

    ah Flavio questa volta dirò una cosa terribilmente “da vecchi”: ai miei tempi si andava con un cartella, un quaderno a righe , uno a quadretti, e il sussidiario per le elementari. Poi alle medie e al liceo i libri si riducevano a una piletta legata con un cinghia di gomma da portare sotto il braccio in autobus. Eppure la cultura, come certamente sai, non era inferiore ad oggi… 🙂

  2. RP McMurphy ha detto:

    Oggi ci riempiono di frottole nonnalaura, e le frottole pesano.

  3. renata ha detto:

    E poi dovranno portarsi dietro anche il tablet personale, come prevede La Buona Scuola. Credo che il problema non sia solo sanitario in senso stretto (patologie della colonna, ecc) ma proprio didattico, come segnali e, ovviamente, culturale, economico. M prova a dire a molti dei tuoi colleghi che si può insegnare con poca attrezzatura, forti di parole e libri veri (lasciati a scuola), penso che tu ci abbia provato, no?
    Il MIUR ha firmato un accordo con la Banca d’Italia per confermare il progetto di educazione economica (sic!) nelle scuole. Altro manualetto per il nostro zaino da sherpa, stavolta carico di quelle frottole che da anni ci racconta la letteratura di economia neoclassica, marginalista.
    Grazie Maestro per gli spunti di riflessione. Una domanda: hai mai pensato di fra girare i tuoi commenti fra i colleghi? Come dice il protagonista del film “Lettere da Berlino” , forse un granello di sabbia al giorno può far inceppare la macchina…Renata

    • RP McMurphy ha detto:

      Parlare con i miei colleghi? Magari…. Ti faccio un esempio big chief.
      Oggi, durante la ricreazione in cortile, ho provato a parlare di pedagogia con alcune maestre della mia scuola. I bambini più grandi stavano vanificando la possibilità di una tranquilla convivenza con i piccolini della materna. Le loro maestre (al fine di garantirne l’incolumità) sono state perfino costrette a ricondurli in classe.
      Alle mie colleghe ho provato a ricordare ciò che Vygotskij definiva “zona di sviluppo prossimale”, caldeggiando vivamente una convivenza tra grandi e piccoli, nel rispetto di alcune regole elementari. Apriti cielo!!!!
      Le mie colleghe, assolutamente disinteressate a ciò che stava avvenendo, si sono risentite (giudicando il mio intervento aggressivo) e hanno incominciato a sparare incredibili assurdità pedagogiche e fandonie senza senso che mi hanno lasciato senza parole. Così, alla fine, sono tornato in classe con l’amarezza di sempre.

      • renata ha detto:

        Sì, lo capisco, la stanchezza è tanta, come il senso di precarietà (non trema solo la terra…) e molti altri sentimenti e sensazioni sconfortanti, ma questo blog, come le altre attività che fai, che facciamo, sono azioni di contrasto, no? Vale la pena, nel senso del penare, provarci.

  4. renata ha detto:

    Ah, ricordo a chi legge questa pagina che tu avevi pubblicato un commento sull’Educazione Finanziaria, nel giugno scorso. Lungimirante…Renata

  5. andreana ha detto:

    Ci sono ancora, maestro! Purtroppo non ho tanto tempo da dedicarti, ma ti leggo sempre e condivido sempre quello che scrivi. Pedagogia questa sconosciuta. Paradosso dell’insegnamento: prima si sceglie un testo che abbia almeno 4 o 5 sussidi allegati e poi si fanno studiare i bambini dalle decine di pagine che l’insegnante ha dettato su vari quadernoni, come se averne uno per ogni settore disciplinare (uno solo per i problemi di aritmetica, uno per la geometria, uno per le operazioni, uno per la grammatica, uno per l’ortografia, uno per i temi…) servisse a creare più ordine mentale. Bah! E non immagini quante volte ho inciampato sugli zaini sparsi e letteralmente buttati sul pavimento dell’aula, perché neanche i banchi e le sedie sono più costruiti pensando al bambino. “Igiene scolastica” anche questa sconosciuta.
    Un abbraccio forte.

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