C’è una scuola

l'attimo-fuggenteC’è una buona scuola e una vera scuola. C’è la scuola condizionata dalle politiche di un Ministero dell’Istruzione che strada facendo ha perso l’interesse per la crescita delle prossime generazioni e poi c’è la scuola di tanti docenti, quella fatta in classe, giorno dopo giorno. C’è la scuola delle circolari e quella dei disegni fatti dai bambini. La scuola incartata dalla burocrazia e quella che vola con la poesia di una farfalla.

C’è una scuola avvelenata e una scuola che resiste con l’ostinazione di una riserva indiana. C’è la scuola delle valutazioni e c’è quella delle scoperte. Una scuola incapace di guardare negli occhi i suoi studenti e quella che invece resta lì, come un’isola su cui approdare per mettersi al riparo dalle tempeste.

Le due scuole convivono e si guardano in cagnesco. Se potessero si farebbero apertamente la guerra fino ad annientarsi, il che non è proprio una cosa edificante, visto il luogo e la presenza di bambini e ragazzi che ci camminano dentro con la sola colpa di dover crescere.

Così le due scuole restano una accanto all’altra. Da una parte la buona scuola, con la prepotenza di chi comanda e l’arroganza che hanno certe correnti quando sono maggioritarie. Convinta di essere alla moda e sicura di vincere. Dall’altra la vera scuola, con il coraggio di chi è rimasto al suo posto anche se la trincea è finita in territorio nemico. Di chi rifiuta di firmare la resa e mette insieme l’ostinazione del cercatore e la follia dei sognatori.

Ognuna delle due scuole ha naturalmente la sua truppa. Uomini e donne che formano ciascuna una squadra. L’una chiamata a stravincere, l’altra a resistere. L’una composta da uno stuolo di devoti alle direttive che provengono dall’alto, l’altra formata da chi invece guarda in basso e presta fedeltà agli alunni.

Credere però che i docenti italiani si trovino tutti divisi tra queste due idee di scuola è un errore. Una gran parte di insegnanti sta in mezzo a queste due fazioni. È l’esercito degli ignavi, dei pigri, dei timorosi, dei tiepidi. Di chi non si intromette ma si adegua, di chi aspetta di vedere da che parte tiri il vento, di chi issa la bandiera blu perché la maggioranza di persone attorno a lui veste di blu, ma nel cassetto tiene anche la bandiera verde, non si sa mai.

La storia si ripete. C’è chi crede in qualcosa e per questo combatte, contesta, si confronta. Vince o perde, ma non importa. Quel che conta è che si è sbarazzato dell’idea che la ricerca della comodità o del proprio tornaconto debba essere il primo motore, e sa scegliere da che parte stare inseguendo l’idea che ha di un mondo migliore, per i suoi figli e i figli dei suoi figli, non per se stesso.

E poi ci sono gli altri. Quelli che aspettano sul lato della strada e poi saltano sul carro dei vincitori, quando passa. E quelli che rimangono fermi e su quel carro neanche ci saltano, che un salto costa comunque una certa dose di fatica. Così alla fine scopri che di scuole non ce ne sono mica due. Ma tre. C’è quella buona, quella vera, e quella inutile.

p.s.
In copertina Robin Williams in una scena del film L’attimo fuggente (Peter Weir, 1989), che ben descrive la diversità tra la fredda scuola istituzionale e quella che si accende di passione.

Informazioni su RP McMurphy

Chito e RP McMurphy vivono a Roma, ma qualcuno giura di averli visti più volte dalle parti di Maracaibo. Hanno un amore dichiarato verso tutti i sud del mondo e un’istintiva simpatia per chi vive ai margini.
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7 risposte a C’è una scuola

  1. Renata puleo ha detto:

    Le scuole che descrivi, quella apertamente reazionaria, quella che “vive”, cercando di essere autentica -come si deve in una buona vita – anche nel riconoscersi limiti e contraddizioni, quella degli incerti e degli opportunisti, ci sono sempre state. Quando insegnavo a Torino, e ancora, quando facevo la direttrice didattica a Moncalieri, c’erano i docenti del tempo pieno che provavano a fare una scuola dove valesse la pena lavorare e studiare (tutti: bambini e maestri), c’erano quelli del “tempo vuoto” (i maestri unici) , c’erano quelli del “non so cosa sia bene fare…vediamo”.
    Oggi, che le scelte da operare sono impellenti date le pressioni a tenaglia che la scuola subisce dall’altro dalla burocrazia politica e dal basso dall’arroganza dei “clienti” (le famiglie che pensano di comprare un prodotto), le tre tipologie appaiono con più nettezza. Diciamo, che sono sempre state funzionali queste divisioni al mantenimento di uno stato di avaria costante, tanto costante che ci si chiede come ancora l’intero meccanismo non sia imploso su se stesso.
    Ah, dimenticavamo i Maestri Eccellenti (lettera maiuscola e quasi sempre maschi…tanto tu spesso porti la gonna!) che firmano i documenti per riverniciare di fresco l’INVALSI, che fanno gli artisti della didattica, quelli che vengono lodati dalla Giannini che li assume direttamente nella squadra degli “innovatori” naturali e silenziosi (sic, da La Buona Scuola).
    Tu , intanto continua a spiegare la scuola a Sandro, il barista, forse capirà che neanche tu sei solo un cliente, ma un sodale che ama discutere. Ne vengono fuori riflessioni che servono a tutti noi. Grazie, Renata

  2. andreana ha detto:

    Ieri, 12 maggio 2016, mentre la loro insegnante approdava sul “continente” portandosi appresso il peso di una sospensione dal servizio (per non aver svolto l’allenamento Invalsi), gli studenti dell’Istituto Agrario di Nuoro in massa hanno deciso di non entrare a scuola. Le classi vuote e silenziose hanno urlato alla DS da che parte stanno.

  3. lezzy ha detto:

    Bello, interessante… ma non è sufficiente, o se preferisci Andreana, serve a poco ( ..e personalmente parlando, a niente o quasi ). Scusate, fufù a todos.. 😀
    Capisco che, nel caso specifico esposto, i genitori non hanno avuto peso nella decisione presa dagli studenti ( che personalmente elogio per il gesto fisico), ma …è così pochino… 🙄
    A mio parere se la “Vostra” (riferito alla categoria) energia impiegata per combattere a monte (e quasi ” inutilmente direi, visti i tempi di vita ed i risultati… ) un “sistema” infetto, ( e si vada + a fondo sul significato del termine sistema) venisse impiegata per erudire meglio a valle (con vari mezzi di com. a disposizione il più ampio numero possibile di genitori e non solo) , sicuramente a livello nazionale si otterrebbe un numero di classi vuote da far paura. E questo sarebbe un grande consenso fisico, collettivo (.. non solo a parole).Probabilmente non risolverebbe il problema, ma sarebbe una contromossa con i fiocchi, che creerebbe non poche difficoltà a chi risiede a “corte”. Se Il popolo in massa rifiuta “la minestra” del padrone, la vedo difficile per le istituzione. Una mossa legittima, pacifica, intelligente ed efficace… e senza prendere randellate.
    Insomma, visto che viviamo in una “realtà” stracolma di stronzate (partorite dal sistema, ovvio) del tipo ” il debito sovrano”, o ” la banca costruita intorno a te” , o “no martini? no party !”, allora senza troppe scrupoli come risposta all’arroganza, io risponderei con i fatti; no students no school ! 😛
    …ripeto, e senza prendere randellate, umiliazioni e quant’altro
    Riflessione-
    Non c’è + il tempo per parlare… la vita è una ed è + breve di quanto crediamo

  4. RP McMurphy ha detto:

    Uomo mascherato, sono sempre stato piuttosto scettico riguardo la necessità di cercare nei genitori la sponda per legittimare la lotta per una scuola più vera e più degna. Sono i docenti che devono giocarsela, questa partita. Troppo comodo per un maestro elementare come me sarebbe entrare in classe e, per esempio, non svolgere i test Invalsi perché la classe è vuota. L’esempio che fa Andreana riguarda una classe di scuola secondaria superiore. L’appoggio che gli studenti hanno dato alla loro professoressa certamente commuove, ma mi chiedo cosa abbiano fatto i colleghi. Dovrebbero essere loro i primi a muoversi.
    Uomo mascherato, aspettarsi che i genitori entrino nelle questioni didattiche e finiscano per erigere barricate mi sembra un atteggiamento perfino vigliacco. I minatori inglesi, per lottare, hanno forse aspettato e preteso il coinvolgimento di chi in città avrebbe poi consumato il loro carbone? Se i controllori di volo bloccano il traffico aereo per le loro rivendicazioni chiedono il sostegno dei passeggeri? Ben venga chiunque abbia cuore per difendere la scuola, ma dove sono i docenti? Troppo pochi ne vedo.

    • lezzy ha detto:

      Hola, spirito vivente chiamato Murphy
      😛 …no, tranquillo hombre nessuna barriera o scudo umano, non era quello il senso di cio che volevo dire: anzi ! Veramente il mio commento prende spunto da quello di andreana ( se vuoi, quando posso te lo espongo brevemente, così forse potresti aiutarmi a capire perchè quando scrivo “verde” la gente capisce “blu” ); pazienza.
      Però una cosa continua a succerdermi; io “scrivo”, cercando di esprimere un concetto, una cazzata od una realtà qualsiasi, ma puntualmente ottengo l’effetto contrario, o diverso. Ecco, per esempio come è successo fra noi due adesso.
      Aiiiiiiiiaaiiiiiiiaaaaiiii hermanote Murphy, que mala suerte que me pasò ! ha ha ha ha ha , non bastava nascere *goofy e crescere da cartone animato; adesso dopo “63 revoluzioni solari” scopro di essere sempre + prototipo, e per di più incompreso ! Help 🙄 Che dici, mi dai 1 mano ?? 😆 potrei iscrivermi ad una delle tue classi ! (pagando ovviamente).
      Andale hombre sabio, nos vemos pronto y portate bien
      *goofy- come mancino, he!

  5. lezzylezzy ha detto:

    …hum, punto di vista interessante, ma adesso assisto allo spettacolo del tramonto: con permiso. nos vemos

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