Quello che fanno gli altri

opera di Rainer Bonk e Bertamaria ReetzA essere genitore ti trovi davanti il confronto con le scelte e i comportamenti di chi è nella tua stessa situazione. Tua figlia ha la fortuna di non essere sola. Accanto a lei ci sono tanti coetanei e tutti insieme percorrono un magico cammino a tappe. Così i problemi che incontri nel gestire e provare a indirizzare la sua crescita sono gli stessi di tutti gli altri genitori.

Difficile che un genitore vada dritto per la sua strada. Molto più facilmente succede che si guardi intorno. A questo proposito credo che un errore da non commettere sia quello di uniformarsi per forza alla condotta che in quel momento va per la maggiore. Il processo educativo non necessariamente deve soggiacere a regole democratiche. La maggioranza può anche non avere ragione. Quello che fanno gli altri temo invece che finisca troppo spesso per rappresentare un condizionamento capace di orientare decisioni e verdetti.

L’uomo è certamente un animale sociale. Su questo non ci piove. Non puoi vivere come un Robinson Crusoe facendo finta di trovarti in un’isola deserta. Ma una cosa è trovare nella posizione e nell’impostazione degli altri l’occasione per un confronto, un’altra è seguire la corrente pedissequamente, per comodità, anche se in fondo non ci convince granché. Adeguarsi all’orientamento più comune di sicuro ci evita discussioni, spiegazioni, perfino giustificazioni. Ci regala la tranquillità dell’anonimato e ci tiene al riparo da qualsiasi possibilità di contestazione.

La verità è che per sostenere un’idea in assoluta posizione di minoranza ci vuole una buona dose di testardaggine e un bel po’ di forza. I tuoi compagni hanno tutti il cellulare, giocano col tablet, fanno abitualmente merenda da McDonalds, vanno a dormire quando vogliono? Tu no.

Costruire un rapporto col proprio figlio basato sul dialogo nonostante la costrizione di alcune rinunce, facendo i conti col timore di renderlo inevitabilmente difforme e con la superstizione che l’amore si calcoli con il numero dei , ecco la fatica. Evviva allora quel genitore che tiene in piedi i propri principi educativi, che non retrocede, che non delega, che non sparisce nel coro, ma mantiene vivo l’ascolto, costantemente capace di informarsi e interrogarsi.

In classe consiglio ai miei bambini di comportarsi evitando di seguire ottusamente il gregge. Perché ogni occasione in cui non siamo stati noi stessi è un’occasione che abbiamo buttato via. È importante essere aperti a verificare le nostre credenze, a metterle alla prova confrontandole con quelle degli altri, essere disposti a tornare sui nostri passi e riconoscere che sbagliavamo. Ma le nostre idee non dobbiamo nasconderle, renderle schiave di qualcun altro, e scegliere una strada per la speranza scellerata di fare minor fatica.

In certe circostanze quello che fanno gli altri dovrà interessarci, ma non potrà vincolare le nostre decisioni. Perché ogni scelta che facciamo dovrebbe essere dettata dalla fede che abbiamo verso un’idea e non dal calcolo di quante persone l’hanno fatta attorno a noi. In questo senso ogni genitore dovrebbe essere un esempio. Sarà perché tra i banchi di scuola non ho mai smesso di starci, mi vengono in mente anche quei docenti che, incapaci di prendere autonomamente una posizione, si voltano dall’altra parte per non guardare e fanno finta di niente, abbandonando il dovere di essere prima di tutto un modello. Mi viene in mente un esercito di tiepidi e tutti coloro che, invece di pronunciarsi, aspettano di vedere prima da che parte tiri il vento. Così alla fine vengo preso da visioni terribili. E mi tornano in testa le folle capaci di acclamare in piazza un losco figuro per poi tornare a riempire quella stessa piazza e festeggiare la sua destituzione.

p.s.
In copertina un’istallazione di Rainer Bonk e Bertamaria Reetz, esposta a Dortmund.

Informazioni su RP McMurphy

Chito e RP McMurphy vivono a Roma, ma qualcuno giura di averli visti più volte dalle parti di Maracaibo. Hanno un amore dichiarato verso tutti i sud del mondo e un’istintiva simpatia per chi vive ai margini.
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6 risposte a Quello che fanno gli altri

  1. Renata puleo ha detto:

    Da genitore ormai a carriera educativa conclusa (quel che è fatto è fatto: mia figlia in questi giorni ha compiuto 30 anni!), posso sostenere quei papà e quelle mamme che decidono che non sempre la maggioranza vince e che si può, e si deve, essere anticonformisti, non per snobismo, ma in difesa di qualcosa di serio in cui crediamo.Certo ogni esperienza personale è limitata, non vale come evidenza empirica generale. Ma provo a farti due esempi, uno serio e uno un po’ meno, di quel che mia figlia “ha dovuto subire” da genitori non troppo conformi.
    La Religione Cattolica, con i cui insegnamenti etici siamo stati cresciuti suo padre e io, l’abbiamo abbandonata da adulti (molto giovani) e così nostra figlia non è stata battezzata, non le è stata mia impartita l’ora di religione (cattolica, cattolica, è bene sottolinearlo quando blateriamo del fondamentalismi degli altri). Parecchi suoi coetanei, figli di genitori che si dicevano atei e comunisti, hanno fatto la “Prima Comunione” ( dunque sono stati battezzati e indottrinati), ovviamente per non essere discriminati dai compagni. Mia figlia non ci ha mai chiesto perché in questo fosse diversa e mai si è sognata di rivendicare i regali, le feste, legati all’ingresso nella comunità dei credenti (si fa per dire, nel senso che così dovrebbe essere…). Io, come donna, ho considerato un passaggio importante da sottolineare il menarca, e come cittadina che consegna un piccolo talento alla società, il diploma delle superiori, le lauree.
    Esempio minore: la televisione. L’ha vista talmente poco che una volta, già adolescente, mi ha detto ridendo: “Lo sai mamma, ho saltato un bel pezzo di cultura dei cartoni e delle pubblicità, certe volte non so di cosa parlano i miei amici ricordando personaggi televisivi.” Spero di non averla danneggiata, mi pare che abbia sempre avuto molti argomenti di conversazione e discussione con i coetanei malgrado questo “buco culturale”.
    Insomma, credo fermamente, e qui presumo di dire il vero, che i nostri figli siano sensibili a quanto noi aderiamo in anima e corpo ad un’idea, pur essendo in grado di metterla costantemente alla prova.
    Grazie, mi pare che fra Maracaibo e Roma ci siano pochi gradi di separazione. Renata

    • RP McMurphy ha detto:

      Mi tengo stretto questo accostamento tra Maracaibo e Roma, Big Chief. Non succede spesso che i paralleli si avvicinino.
      Il mestiere del genitore è complesso e si impara (e si sbaglia) strada facendo. Fortuna che l’amore e l’istinto molte volte ci salvano. Quello che secondo me però un genitore dovrebbe avere ben chiaro è che il figlio non è una sua proprietà. Il genitore è un custode. Da una parte non può essere latitante, dall’altra non deve cercare di fare del figlio un’espressione della sua ortodossia. Diciamo che un maestro in questo senso potrebbe partire avvantaggiato. Il rapporto che ha con i suoi bambini possono aiutarlo a capire. Quei bambini li stai preparando a volare via, rispettando di ognuno le specificità che lo contraddistinguono.

  2. Renata puleo ha detto:

    …e io mi tengo stretto il sottile prezioso monito che tu lanci relativamente ai pericoli dell’ortodossia. Per continuare a riflettere, pur a compito educativo concluso: ne va dell’etica, della forma di vita. Credo, ma forse penso, suppongo, ipotizzo (limiti dell’incertezza…) che la sfida più difficile per un genitore stia nel saper coniugare il suo compito di custode dell’autonomia del proprio figlio ( “proprio” solo per appartenenza genetica o elettiva; sempre in qualche modo elettiva?) e quello di garante delle sue convinzioni. Un figlio vede e intuisce aldilà di ciò che l’adulto afferma, si potrebbe dire che lo osserva vivere, non affermare qualcosa. Sa che per un lungo periodo (tanto lunga oggi è la neotenia!!!) chi lo ama sceglie anche per lui e, soprattutto, chiede che questo avvenga; è questa scelta affidata che lo aiuta dove il suo passo è ancora incerto. E’ il gioco sottile e difficilissimo della conquista dell’autonomia. Qui si giocano la maturità affettiva, e anche ideologica (nel senso alto del termine), di chi è adulto, genitore, maestro. Il rapporto per lungo tempo è ineguale, ed è dannoso scambiare i ruoli o confonderli. Quando tu vai a scuola con la gonna vuoi che i tuoi bambini capiscano qualcosa di te, di quel che pensi, delle cose in cui credi poi, certo, vorresti che se ne facessero un’idea personale.
    Quanto alla scuola continuo ad amarla malgrado tutte le nefandezze che può esprimere perché i bambini mi hanno insegnato tantissimo. Le creature piccole prendono il volo, ma anche noi siamo sempre nella possibilità di spiccarlo. Renata (la posizione di Big Chief in cui mi hai cacciato è ineguale e scomoda…rischio di diffondere “pillole di saggezza”)

    • RP McMurphy ha detto:

      È evidente che un bambino inizialmente prenda come esempio gli adulti che ha come riferimento e respiri dal loro comportamento più di quanto le parole riescano a dire. So bene quanto anche un maestro per questo possa essere influente. La sfida è proprio sul piano della responsabilità che si ha nel giocarsi questo credito. Alcuni bambini si lasciano crescere i capelli, altri diventano appassionati cacciatori di tesori naturali, ma a tutti chiedo posizioni originali, anche in contrasto con la mia. Quando votiamo molti di loro hanno idee che non si allineano con quella del loro maestro, e io sono felice. Vorrei aprire la scatola e lasciare a loro la scelta di come riempirla. Il discorso però qui si fa appassionante e complesso. Dare l’esempio ed educare all’autonomia, due aspetti che potrebbero sembrare contrastanti… Magari cercherò di esplicitarlo in un prossimo post.
      Quanto al nome, Big Chief, capisco che possa essere scomodo. Ma se non tu, chi altro?

  3. lezzy ha detto:

    fufù,
    io me li tengo stretti tutti; i Vostri moniti, accostamenti, i due esempi e pure le pillole di saggezza 😛

  4. Renata puleo ha detto:

    Grazie e…avanti! Ora ci servono energie per lavorare di contrasto alla tornata delle prove INVALSI. Anche su questo aspetto abbiamo la responsabilità di essere un modello per i nostri figli e per nostri alunni. Renata

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