Lettera a Renzi

grazie-noCaro Presidente,
(ammetto che chiamarla Presidente mi costa fatica. Del resto essere cittadino in un Paese dove per la terza volta consecutiva un governo si è insediato facendo a meno del diretto consenso dell’elettorato fa uno strano effetto)
chi le scrive è un maestro elementare.

Quello che vorrei dirle è che rifiuto il bonus di 500 euro che presto arriverà nella busta paga dei docenti. Un aiuto una tantum che lei ha definito un incentivo all’aggiornamento a beneficio di tutti coloro che entro l’anno scolastico presenteranno le opportune ricevute, a testimonianza dell’acquisto di libri, dell’ingresso in teatri o musei, della partecipazione a corsi di perfezionamento.

Caro Presidente, se possibile, quei soldi non faccia neanche la fatica di mandarmeli. Io non li voglio. Ma se la macchina amministrativa non potesse mettersi lì a fare distinzioni e dovesse far partire comunque la gentile donazione, le assicuro che mai mi capiterà di bussare alla porta della segreteria della mia scuola per consegnare i giustificativi delle mie spese. Così, con la stessa facilità con la quale saranno entrati nel mio conto, i suoi soldi potranno uscire. Continuerò a tenere gli scontrini accartocciati in tasca per buttarli via quando mi capiterà di trovare un cestino. Continuerò a fare aggiornamento a mie spese, come ho sempre fatto.

Caro Presidente, da qualsiasi parte io lo guardi, il suo bonus mi appare inopportuno. Perfino offensivo. Pensare che possa essere il segnale di un risarcimento per quanto la classe docente è sempre più costretta a subire da anni a questa parte, per le umiliazioni e le difficoltà che quotidianamente fanno da cornice al nostro lavoro, è una grossolana semplificazione. Sarebbe come pensare di fare cosa gradita offrendo a un soldato piantato sulla neve una calda sciarpa nuova. Un trattato di pace bisognerebbe regalargli, altro che sciarpa. E se i docenti italiani vivono oggi le ristrettezze di una trincea e sono agli ultimi posti in Europa per quanto riguarda le condizioni di lavoro, il salario, la considerazione e la riconosciuta affermazione del ruolo che ricoprono, la ragione è tristemente politica. Bisognerebbe avere il coraggio di ammetterlo. Perché, se nell’immaginario collettivo del nostro paese essere insegnante significa quasi esclusivamente godere il privilegio (falso) di avere tre mesi di vacanza, ciò è il corollario di politiche che in ambito di istruzione hanno più badato a distruggere che a costruire il futuro delle generazioni a venire.

Caro Presidente, la scuola non può essere il set di uno spot elettorale come lei sembra ritenere. La verità è che il nostro contratto è bloccato da troppi anni e nessuno può più godere neanche dei diritti maturati. La regalia dei suoi 500 euro sembra piuttosto uno studiato colpo di teatro compiuto nella speranza di placare l’ondata di proteste che ha seguito ovunque in tutta Italia la proposta della sua buona scuola. Una proposta divenuta legge con arroganza, e passata come un colpo di spugna sopra i desideri e le speranze dell’intera classe docente, finalmente unita come mai era avvenuto nella storia della nostra Repubblica. Per questo lei commette un evidente e grave errore di valutazione. Ci sono cose che non si possono comprare. E certamente non si può barattare l’idea di un mondo più giusto, più libero, più attento alle esigenze dei nostri bambini e dei nostri ragazzi, con un bonus di 500 euro.

Caro Presidente, c’ero anch’io tra quelli che lei ha definito quattro gatti scesi in strada avendo tempo da perdere. Lei ha vilipeso l’anelito di un’intera forza lavoro, ha fatto finta di non capire, poi si è illuso di poterci stendere sopra il velo di una nuova credibilità.

Grazie no. Si tenga pure il suo bonus e non si meravigli se quei quattro gatti continueranno a perdere tempo, a spendere tutte le proprie energie per la scuola e a mettere in atto nuove forme di resistenza.

Flavio Maracchia
Docente di Scuola Primaria presso l’Istituto Comprensivo largo Oriani di Roma.

Informazioni su RP McMurphy

Chito e RP McMurphy vivono a Roma, ma qualcuno giura di averli visti più volte dalle parti di Maracaibo. Hanno un amore dichiarato verso tutti i sud del mondo e un’istintiva simpatia per chi vive ai margini.
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10 risposte a Lettera a Renzi

  1. nonnalaura ha detto:

    chapeau Maestro Flavio, non si può aggiungere neanche una virgola a quanto dici, mi limito a condividere il più possibile, tu sei una testa che va ascoltata assolutamente!

    • lezzy ha detto:

      hola abuela laura,
      “…tu sei una testa che va ascoltata assolutamente!”
      que bonito es lo que dices, en serio; desgraziadamente faltan los que deberian escuchar. Pienso que hablar con otro es ante todo escuchar

      Murphy :razz:, un abbraccio y portate bien

      pensiero ad alta voce-
      … como me gustaria fundar una agencia de “limpieza” 🙄

  2. RP McMurphy ha detto:

    grazie nonnalaura. Un lungo abbraccio.

  3. Pingback: Lettera aperta a Matteo Renzi | LA SCUOLA DELLE 3 i

  4. Spartaco ha detto:

    Riceviamo da Piero questo contributo con la richiesta di pubblicazione.
    Ecco.

    UNA SOGLIA INVALICABILE

    Caro Flavio,
    non provo nemmeno a farti l’elenco delle ragioni per cui ritengo che la tua lettera a Renzi sia molto importante anche per la sua tempestività, mi limito ad esporne tre che ritengo più importanti di altre.

    1) I 500 euro concessi agli insegnanti dal Presidente del Consiglio attraverso la legge 107 (una “legge presidenziale”, nemmeno governativa e tantomeno parlamentare, come denuncia il suo iter per l’opposizione manifestata dalla scuola tutta), come evidenzi tu nel sottolineare il carattere “beneficiario” del bonus, si contrappone all’esercizio dei diritto costituzionale “ad una retribuzione… in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa” (art.36).
    E’ questo un caso particolarmente evidente della sua opera di governo tutta volta ad incentivare un atteggiamento di rinuncia alla cittadinanza e all’esercizio dei diritti anche attraverso “concessioni servili” che ad essi malamente si sostituiscono.

    2) Il Comma 121 della legge costituisce un concentrato della politica scolastica manifestata dall’intera legge e dalle leggi dei precedenti governi da almeno 25 anni: dismettere la Scuola Pubblica statale e lasciare che sia il “mercato” a indirizzarla e a darle indicazioni di valori e di rotta.
    Io ho cominciato a fare il maestro nel 1971 e in 40 anni di scuola ho contribuito alla sua evoluzione, insieme a milioni di altri: maestre, genitori, cittadini, studenti. In molti casi le iniziative di cambiamento partite dalla scuola avevano un riconoscimento parlamentare e diventavano provvedimenti…addirittura leggi. Quando queste leggi sancivano cambiamenti importanti si concludevano tutti con un articolo o un comma in cui la Repubblica si faceva carico e assumeva la responsabilità del buon esito delle trasformazioni e incaricava il Ministero della Pubblica Istruzione a dare il via ad attività di “aggiornamento” spesso pluriennali e in orario di servizio.
    Per la legge 107 (la buona scuola) e in particolare per il comma 121 il sistema scolastico è ridotto ad un pulviscolo di scuole, gli insegnanti a delle monadi consumatrici che dovranno provare la quantità e la qualità dell’aggiornamento esibendo degli scontrini di pagamento… mentre il mercato orienta e dirige tutto.

    3) Perché ciò accada il presidentucolo Renzi ha visto lungo: il primo obiettivo da realizzare con qualsiasi provvedimento è quello di distruggere la libertà e la dignità sanciti dalla Costituzione per tutti i cittadini. Se si vuole incardinare una nuova società servile stabile e quiescente, vanno bene le regole, le normative i comportamenti indotti dall’obbedienza acritica, ma se si vuol radicare l’effetto servitù qualche “picciolo” bisogna pur metterlo, amministrando in maniera inequivocabilmente ingiusta, magari un po’ mafiosa.
    Non tutti i lettori della tua lettera probabilmente sanno della vicenda parallela che si sta svolgendo: quella del Contratto del pubblico impiego bloccato da oltre 6 anni. I numeri da soli parlano delle mille ingiustizie che incombono. Gli stanziamenti del Governo ammontano, per 3,5 milioni di dipendenti della pubblica amministrazione, a 300 milioni, se il contratto andrà in porto ogni lavoratore potrà godere di 10 euro lordi al mese.
    Per la “mancetta” a 700 mila insegnanti verranno spesi 381milioni di euro.
    Questa ulteriore prova di miserabile austerità costituisce anche un ulteriore schiaffeggiamento della Corte Costituzionale che due mesi fa aveva sentenziato, servilmente, che va bene il blocco degli stipendi ma l’ulteriore blocco sarebbe stato incostituzionale. Il governo ubbidiente si accinge ad aggirare la Corte con dieci euro al mese, possono andare bene?
    Andranno bene se non saremo in grado di rimettere in moto la mobilitazione e il conflitto, perlomeno nella misura dell’anno scorso (magari con una più forte unità tra lavoratori di vari settori e cittadini), così che non si lasci scampo al presidentucolo né ai presidenti futuri.
    Un abbraccio forte da Piero

    • RP McMurphy ha detto:

      Grazie Piero. Sei un esempio. Dopo 40 anni di servizio e tante battaglie alle spalle molti si sarebbero concessi (giustamente) il meritato regalo di una vita tranquilla e passeggiate in montagna. Tu no. Tu sei rimasto in prima linea in difesa della Scuola Pubblica. Con la stessa energia e lo stesso ottimismo di un tempo. Grazie.

  5. Pingback: La scelta di essere...normale | Lavoratori Autoconvocati Scuola

  6. Pingback: Il maestro Flavio non molla, anzi rilancia | LA SCUOLA DELLE 3 i

  7. andreana ha detto:

    Caro Flavio
    sono ancora una volta al tuo fianco.
    A settembre, quando ho comunicato ai miei colleghi che non avrei utilizzato i 500 euro, qualcuno ha storto il naso convinto chei stessi perdendo l’opportunità di comprarmi un bel tablet. Non sapevano che avevo già rinunciato all’oggetto tecnologico quando ho dato le dimissioni dal corso Master Teachers. Oggi so di aver fatto la scelta giusta, nessun pentimento per il tablet mancato, anche se la DS mi ha rimproverato per aver fatto mancare alla scuola il finanziamento di 1000 euro. I 500 euro di oggi sono come la carta discount al supermercato: stanno già arrivando decine di pubblicità, di consigli per gli acquisti. Il nostro bravo ministero si è già venduto i nostri dati personali a peso d’oro alle aziende che faranno di tutto per lucrare sulla ormai perduta dignità di tanti docenti.
    8 euro di aumento stipendiale, forse 21 euro in 3 anni di bonus per il merito. No grazie. Non voglio essere giudicata maestra meritevole. Che i soldi li diano pure a chi lavora più della sottoscritta, a chi sa essere ubbidiente, a quelli che non dicono mai no ai progetti ministeriali, a chi manifesta fedeltà al DS anche la domenica mattina. E’ giusto così. Se lo meritano più di me.
    Un abbraccio

    • RP McMurphy ha detto:

      cara Andreana, fino a quando ci saranno maestre come te resterà un po’ di luce nelle tante stanze buie delle nostre scuole e ci saranno bambini che ricorderanno qualcosa di molto più grande della moltiplicazione coi numeri decimali.

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