Bambini e caldaie

caldaiaNon mi piacciono i voti nella scuola elementare. Avrei la stessa avversione per un Winchester nell’armadietto delle scope o per un tubetto di Roipnol sul lavandino, vicino al dentifricio. Chiamiamolo un fastidio. O forse meglio, una preoccupazione. Mettersi lì a misurare qualsiasi cosa è ormai una fissazione. Ci piace calcolare, comparare, classificare. Perfino la scuola. Adesso la scuola elementare si chiama primaria. Così finalmente tutto sembra essere in ordine.

Le cose cambiano, questo si sa. Con il tempo le cartelle si sono estinte (adesso i bambini con gli zaini si inerpicano e barcollano per le scale della scuola sembrando tanti sherpa himalayani in marcia verso il campo base). La stessa sorte è toccata alle pagelle. Ora si chiamano schede di valutazione. Il fatto è che subiamo il fascino delle parole, sedotti dal significante molto più che dal significato. Qualcuno avrà pensato che riempire di numeri una scheda di valutazione, invece che una pagella, avrebbe dato ai docenti tutta un’altra soddisfazione. A me invece, qualsiasi nome abbia il documento che li raccoglie, i voti nella scuola elementare continuano a non piacere.

I numeri sono buoni a misurare i giusti valori di pressione di una caldaia, ma un bambino non possono raccontarlo. Non possono e non vogliono raccontare un processo di maturazione che lo ha visto partire impreparato ad accettare una sconfitta, a dividere un successo, a convivere con la diversità, a riconoscere il valore di un bene comune, a comprendere la ragione di uno sforzo, la fatica di un dovere, e lo ha visto crescere in un cammino nel quale la divisione in sillabe e la moltiplicazione sono competenze necessarie, ma secondarie. Allo stesso modo come saper guidare una macchina non è mai lo scopo o la sostanza di un viaggio.

Quello che i voti non dicono è cosa c’è nel cuore di un bambino, quali sono i suoi pensieri, le sue paure, in che modo sia capace di gestire ambizioni e frustrazioni, a che punto si trovi nel percorso di autoriconoscimento, di accettazione di sé, di inclusione in un gruppo che fa lo stesso viaggio e come gestisca i gradi crescenti di responsabilità.

I sostenitori del voto generalmente lo ritengono utile per due ragioni. Il voto preparerebbe il bambino al sistema scolastico che lo attende appena fuori la scuola elementare. Il voto gratificherebbe lo sforzo, stimolerebbe a migliorare, inibirebbe la pigrizia o il poco impegno. Personalmente avrei obiezioni su tutta la linea, ma evito di entrare in questioni che la letteratura pedagogica ha già scandagliato in ogni angolo possibile. Aggiungo solo un’osservazione.

A voler essere onesti bisognerebbe anche dire che i voti sulle prime competenze in una scuola elementare vengono letti commettendo un errore di prospettiva. Quelli sono i voti che il maestro dovrebbe dare a se stesso, perché misurano essenzialmente l’efficacia del suo insegnamento. Valutano la sua abilità, non quella dei bambini. Le competenze da raggiungere sono così basiche che se il bambino non ci arriva è colpa del linguaggio e delle strategie adottate per trasmettergliele. Ma potrei anche essere bravo a insegnare ai miei bambini come trovare le soluzioni nelle equazioni di secondo grado, e non ne farei per questo dei bambini migliori.

Quello che i voti non provano a spiegare è il mondo che sta intorno a un compito svolto. Proprio quello che dovremmo sapere del bambino per aiutarlo a crescere, ma che invece sorvoliamo con straordinaria leggerezza. Ha 10 in matematica? È bravo. Ha 7? Deve impegnarsi di più. Il calibro dei voti induce a semplificazioni pericolose. Perché i voti non sanno raccontare. Il bambino Joseph Goebbels aveva tutti 10 in pagella. Probabile che anche Heinrich Himmler e Adolf Eichmann da bambini avessero pagelle di tutto rispetto.

Informazioni su RP McMurphy

Chito e RP McMurphy vivono a Roma, ma qualcuno giura di averli visti più volte dalle parti di Maracaibo. Hanno un amore dichiarato verso tutti i sud del mondo e un’istintiva simpatia per chi vive ai margini.
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10 risposte a Bambini e caldaie

  1. nonnalaura ha detto:

    non eri tu, maestro Flavio, che proponevi gli invalsi per gli insegnanti? E non restringiamo questa valutazione ai maestri elementari, perchè andrebbe estesa a chiunque abbia la responsabilità dirigenziale in qualsiasi ambito. Invalsi ai presidi (o come cavolo si chiamano ora), invalsi ai primari dei reparti ospedalieri, invalsi ai direttori di banca, invalsi ai prefetti, ai sindaci, ai giudici, al direttore della Rinascente, ai genitori. Un buon capo (termine generico) sa tirare fuori il meglio dalla sua famiglia (altro termine metaforico) per il benessere di tutti. Ma occore buon esempio, passione, ascolto, amore, comprensione. Molto più semplice sottoporre agli invalsi quelli che nella scala gerarchica non contano nulla, e chissenefrega di crescere bambini e uomini al meglio.

  2. RP McMurphy ha detto:

    No nonnalaura, l’Invalsi è un sistema che non funziona, a qualsiasi titolo lo si utilizzi. Sono d’accordo che il corpo docente (così come ogni altra categoria) debba essere valutato, ma non con l’invalsi. Un sistema di crocette e risposte multiple non serve a nulla. Neanche per la patente, a cui infatti segue necessariamente una prova pratica. Un docente devi vederlo in classe, considerare i tanti aspetti del suo intervento, incrociare l’analisi con un controllo sulla natura dei rapporti che è capace di instaurare con gli alunni e gli altri soggetti che gli gravitano intorno, verificare nel lungo periodo il suo lavoro andando a guardare il grado di soddisfazione e adattamento dei suoi ex alunni… Il sistema deve essere articolato e complesso, e molto si potrebbe fare (e non si fa) anche nel momento della formazione.

  3. andreana ha detto:

    Col voto si è innescato un meccanismo “diabolico”. Una competizione tra bambini che crea solo stati d’ansia che non dovrebbero esistere a quest’età. I genitori soddisfatti non vedono l’ora di far conoscere al mondo quanto bravi e intelligenti siano i loro figli pubblicando la pagella su facebook. I docenti acquisiscono un potere che altrimenti non avrebbero o sentono di non avere. I dirigenti passano ore a elaborare griglie e grafici sui risultati degli scrutini. Abbiamo perso il senso delle cose e soprattutto il buon senso. Se i numeri non tornano inizia un via vai di alunni da una scuola all’altra alla ricerca dell’isola che non c’è. Il massimo si raggiunge poi col voto in comportamento, spesso confuso con l’impegno, l’interesse e la vivacità naturale di chi sta ancora scoprendo il mondo. A mio nipotino di 7 anni hanno dato 7 in condotta, perchè ” è un po’ chiacchierone” ha detto la maestra. Valutazione fa rima con confusione. E abilità non necessariamente lega con maturità.

    • fricchy ha detto:

      Conosco una maestra di matematica che mette i voti delle sue verifiche scrivendo accanto ad ogni esercizio una serie di numeri, tipo 3,7 tempo impiegato, 5,2 punteggio ottenuto, poi alla fine del foglio c’è il voto ricavato da una precisa media tra il totale del tempo impiegato e il punteggio ottenuto. Che paura, che tristezza. Il lavoro così sacro di un bambino che a 9 anni impegna tutto il suo essere in quel tempo, mette se stesso concentrandosi quanto può per applicare le conoscenze apprese, si riduce ad un numero ottenuto da una media matematica, che non da spazio a nulla, che non guarda il bambino nella sua totalità ma lo riduce ad una calcolatrice, ad una macchinetta che in un tempo standard deve darti quel tipo di risultato, altrimenti non funziona. Ho visto un bambino di 8 anni che leggendo i numeri della sua pagella infilava la testa sotto al cuscino e piangeva. Quello che si prova è una profonda rabbia verso un sistema così ceco, che va avanti pensando di fare sempre meglio, di portare i bambini e ragazzi di oggi ad una preparazione sempre migliore, quando in realtà sta soltanto accrescendo la competizione distruttiva, l’ansia da prestazione, portando l’autostima di tanti bambini sotto la suola delle scarpe, e gonfiando d’aria l’ego di altri. A partire dai 6 anni si comincia ad essere valutati, sottoposti a continue verificche. Come far capire allora ad un bambino che si sta valutando soltanto il suo livello di apprendimento, che quel numero non è lui e che nessun numero potrà mai racchiudere le infinite sfaccettature che compongono la sua essenza? Ma queste domande sono inutili, quello che conta è far si che i giovani arrivino preparati il più possibile, che tutti siano in grado di ottenere negli stessi tempi gli stessi risultati,

  4. RP McMurphy ha detto:

    Suggerirei a quella maestra di inserire nei suoi calcoli anche i dati barometrici e igrometrici presenti in classe al momento della prova, la pressione sanguigna e le pulsazioni cardiache degli allievi, il numero di bottoni dei loro vestiti e almeno le ultime tre cifre del cellulare di uno dei genitori….

  5. lezzy ha detto:

    Todo lo que està sucediendo en el mundo… es, lo que llaman en otro pais, el “nuevo orden mundial” , che non ha niente a che fare con il mundial del calcio.
    Che ci crediate o no, poco importa; lo stato italiano ( come in altri paesi) sta smantellando poco a poco la famiglia, con i suoi valori, etc.

  6. Ferdinando ha detto:

    Mi chiamo Ferdinando e coordino il gruppo di ricerca della scuola del Gratuito di Pesaro. Sono pienamente d’accordo con te Mc Murphi per i voti. Insegno matematica e scienze alla scuola media e al posto del voto nelle verifiche propongo ai ragazzi una lettera ( caro Mario…..)Così anche alcuni colleghi del nostro gruppo , insegnanti alla scuola elementare scrivono lettere al posto dei voti, anche a fine quadrimestre. So che ci segui sul nostro blog.Ti propongo di conoscerci meglio . Dove insegni e come ti chiami? La mia mail se vuoi è ferdinandociani@libero.it. Buon lavoro e complimenti per i tuoi articoli .

  7. ferdiciani ha detto:

    MC Murphy, d’accordo con te al 100%. Continuiamo a batterci per i nostri bambini o ragazzi che in ultimo è battersi per una società migliore, per il futuro ma anche per la dignità del presente. Ferdinando

    • RP McMurphy ha detto:

      sì Ferdinando, non resta altro che continuare la lotta, anche se lo scontro è tante volte impari. Speriamo almeno che le nostre Termopili un giorno possano essere ricordate come il tentativo di qualcuno che amava così tanto il proprio lavoro da non poter scendere a patti col pensiero dominante.
      Un abbraccio. Conforta sapere che ci sono docenti coraggiosi che combattono la tua stessa battaglia.

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