Il mio piccolo Hiroo Onoda

armoniaNon immaginavo, ma in quarta effe c’è un piccolo Hiroo Onoda. Per la cronaca Hiroo Onoda è quel soldato giapponese rimasto fermo in un’isola del Pacifico a combattere una guerra finita da trent’anni, ma che per lui terminò solo nel 1974. Fu l’ultimo dei giapponesi sopravvissuti in qualche luogo sperduto, fedeli ai compiti ricevuti e del tutto all’oscuro che la seconda guerra mondiale si fosse conclusa da un pezzo.

Da quanto mi raccontano, ora che non sono più in classe, A (con tutta l’ostinazione di cui è capace) respinge le direttive della maestra supplente e difende a oltranza la posizione, rifiutandosi di abbandonare il fortino che con fatica avevamo costruito insieme. Vorrei stringerlo forte. Vorrei riconoscergli la tenacia e il coraggio che dimostra in questa resistenza. Vorrei dirgli che ha ragione. Che le nostre regole erano state spiegate, discusse e condivise, che semplificavano la vita scolastica, che servivano a crescere in autonomia e a prendere fiducia nei propri mezzi. Che adesso una maestra priva di vocazione sta semplicemente esercitando un potere imponendo regole irragionevoli e dogmi indiscutibili come sarebbe potuto succedere nella scuola che tutti insieme ci divertivamo a chiamare all’antica. Una scuola nella quale non c’è cura per le emozioni dei bambini, ma i bambini vengono concepiti soltanto come contenitori vuoti da riempire. Con i contenitori non ti puoi mettere lì a discutere. Figurarsi poi se si può immaginare che possano avere il bisogno di essere aiutati a elaborare il lutto per la perdita del loro maestro. Al mio piccolo Hiroo Onoda vorrei dire tutte queste cose.

Invece no. Parlo con A al telefono e gli raccomando di deporre le armi. Gli dico di seguire la nuova maestra e rispettare quello che lei esige da lui. Che si può fare una passeggiata al mare anche se si preferirebbe essere in montagna. Gli dico così. Vorrei liberarlo dall’idea che il voler bene al maestro si debba tradurre con la difesa a oltranza del suo modello di scuola. Non posso abbandonarlo in un avamposto indifendibile, avallare quel conflitto, lasciarlo nella difficoltà e nel disorientamento nel quale certamente finirebbe per trovarsi, se gli parlassi male della maestra. È solo questo che posso fare. Al resto penserà Jizō. Sarà lui a punire quella persona per ogni sorriso che spegnerà dal viso di un bambino.

Informazioni su RP McMurphy

Chito e RP McMurphy vivono a Roma, ma qualcuno giura di averli visti più volte dalle parti di Maracaibo. Hanno un amore dichiarato verso tutti i sud del mondo e un’istintiva simpatia per chi vive ai margini.
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Una risposta a Il mio piccolo Hiroo Onoda

  1. liza ha detto:

    Non lasciarlo Mai!
    Continua a chiamarlo e sii il suo Maestro sempre!!!!
    (E mi fermo qui perché quello che penso davvero della creatura che si è palesata al tuo posto è….. vabbè meglio non dire.)

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