Quasi una lettera ai bambini della mia classe

andrea-pazienzaNon sono andato via. Sembrerà strano, ma io sento di essere sempre stato dove mi trovo ora. Qui, dove si fanno i conti con la propria coscienza, anche se bisogna pagare il prezzo di sacrifici, paura e porzioni immeritate di solitudine. Sono qui, dove le parole non sono giravolte o labirinti, ma si guarda dritto negli occhi e quegli occhi non devi abbassarli mai, anche quando sono i miei, dentro uno specchio.

È questo il luogo. E che ci crediate o no, io non vi ho mai lasciato. Dovrei essere più furbo, dovrei essere capace di aggirare l’ostacolo invece di andarci a sbattere contro, dovrei considerare il prezzo alto, altissimo, che certe scelte comportano. Dovrei pensare a voi, dovrei pensare a mia figlia. Qualcuno mi dice così.

Vi diranno che sono esagerato, che mi sono impuntato su una questione di poco valore, che non conosco l’intelligenza del compromesso, la prudenza, la capacità di scegliere guidato dal buonsenso. Penserete di sicuro a quanto poco ci vuole per mettere una firma. E magari adesso non capiterete.

Ma io quella firma non la posso mettere. È il mio no a chi vuole confondere il significato delle parole fino a deformarle del tutto. È il mio no a chi parla di scuola dopo averla minata nella fondamenta e continua a fissare regole e dare indicazioni come il peggiore dei saltimbanchi. È il mio no a un governo che brancola nel buio e dice bugie come un illusionista davanti alla platea ordinata di un teatro.

Magari oggi dubiterete. Del resto come si fa a comprendere un maestro quando è lontano dalla sua classe? Ma io vi dico che sono lo stesso maestro che avete sempre avuto. Quello che vi leggeva le storie della buonanotte, che vi portava all’aria aperta mentre tutti gli altri restavano in classe, che vi ha fatto lezioni di matematica all’ombra degli alberi in estate, che ha cercato sempre di semplificare la vostra vita scolastica risparmiandovi gli arzigogoli di una burocrazia esasperante e molte pratiche inutili, che ha discusso con voi di tutto.

È difficile adesso riuscire a distinguere i confini che hanno le cose intorno a noi. Lo so. È per questo che chiudo queste parole in una bottiglia di vetro e poi la metto nel mare. Ci metto dentro anche una frase scritta da Andrea Pazienza più di vent’anni fa.

Esistono persone che credono di poter barattare una intera via crucis con una semplice stretta di mano, che si approfittano della vostra confusione per passare un colpo di spugna su milioni di frasi, e miliardi di parole d’amore.     

 

p.s.
Il disegno in copertina è proprio di Andrea Pazienza (un genio assoluto), che la brutta stagione dell’eroina si è portato via troppo presto e che oggi avrebbe 65 anni.

Informazioni su RP McMurphy

Chito e RP McMurphy vivono a Roma, ma qualcuno giura di averli visti più volte dalle parti di Maracaibo. Hanno un amore dichiarato verso tutti i sud del mondo e un’istintiva simpatia per chi vive ai margini.
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3 risposte a Quasi una lettera ai bambini della mia classe

  1. liza ha detto:

    Non mollare Maestro….

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