Le tristezze di Babbo Natale

Fin da ragazzo l’aria del Natale mi faceva sentire una specie di malinconia che poi durava tutto il tempo delle feste. A più di cinquant’anni le cose non sono cambiate. Le consapevolezze portate dall’età mi sa che non aiutano. Una figlia di dieci anni e ventidue bambini in classe sono comunque buone ragioni per mischiare un po’ le carte. Poi penso a Babbo Natale. Anche lui non deve stare tanto bene.

Penso a Babbo Natale e alla faccia triste che fa quando apre le lettere che gli scrivono i bambini.

Ma come, immagino penserà lui, hai la fortuna di scrivere a un uomo magico che arriva con renne volanti e porta una slitta su e giù per il cielo di tutto il mondo, e cosa fai? Gli scrivi un lungo elenco di voglio, gli snoccioli una lunga serie di giocattoli come fosse la fredda richiesta di un riscatto? Perché invece non chiedi mai qualcosa di me e del mio mondo magico? Non ti interessa sapere se con tutti gli anni che ho mi capita di iniziare a sentire qualche acciacco, come faccio a essere contemporaneamente in così tanti posti, che cosa mangio a colazione? E perché non mi parli di te? Perché non mi scrivi quello che fai, perché non mi racconti del bambino che ti ha fatto una prepotenza domandandomi se devo proprio portare i regali anche a lui?

Immagino anche che le tristezze di Babbo Natale non finiscano qui. Gli capiterà mai di leggere la lettera di qualche bambino che chiede qualcosa per qualcun altro? Che magari lo prega di portare almeno una delle cose che ha scelto a chi non ha la camera piena di giochi? Gli capiterà mai di leggere la lettera di qualche bambino che chiede qualcosa di immateriale come il sorriso nel viso della signora del terzo piano, qualcosa che faccia sparire l’inquinamento, o la fine di tutte le guerre?

Se qualcuno conosce un bambino così lo abbracci stretto. Non lo faccia crescere.

Informazioni su RP McMurphy

Chito e RP McMurphy vivono a Roma, ma qualcuno giura di averli visti più volte dalle parti di Maracaibo. Hanno un amore dichiarato verso tutti i sud del mondo e un’istintiva simpatia per chi vive ai margini.
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3 risposte a Le tristezze di Babbo Natale

  1. nonnalaura ha detto:

    Maestro, questa è la lettera di un adulto che torna bambino. Ma tu, cosa scrivevi a Babbo Natale?
    Buon Natale Flavio, da una non credente ma che da al Natale tanti significati personali. Ti auguro di non perdere mai il tuo amore per i bambini, ti auguro di continuare a crescere dei piccoli uomini prima che dei piccoli saputelli ma anche di far capire che la cultura è ncessaria per diventare teste pensanti, di trasmettere come stai facendo i valori della solidarietà, dell’amicizia, del rispetto verso il mondo in qualsiasi forma si presenti.

    • RP McMurphy ha detto:

      Forse in un certo senso hai ragione nonnalaura. Di sicuro però io ero un bambino che viveva un mondo segnato da un consumismo meno esasperato e da un po’ più di poesia

      • nonnalaura ha detto:

        anche io, ci puoi giurare! Però ero una bambina molto povera e lo spazio dei sogni era occupato dal desiderio di una bambola! Ma dove sta il giusto mezzo?!?

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