Ancora qualche pensiero sulle parole

Leggere 1984 può lasciare sbalorditi. George Orwell lo scrive nel 1948, in tempi non sospetti. Un fantomatico regime realizza il controllo sulla massa operando un intervento sulla lingua. Al Ministero della Verità si lavora per eliminare le parole e semplificare i costrutti verbali. La neolingua, svuotata ed emendata di significati, rende impossibile ogni altra forma di pensiero che non sia quella approvata dal gruppo dominante. Esprimere e articolare un’opinione contraria è impossibile.

Nella neolingua mancano le parole. Il linguaggio è impoverito a tal punto che ogni termine tende a un solo significato, i sinonimi e le sfumature spariscono, la grammatica è depotenziata, le abbreviazioni irrompono prepotentemente perché sono veloci, semplificate, e non fanno pensare.

A me sembra che la neolingua immaginata da Orwell sia molto simile a quella usata oggi su whatsapp.

Del resto il mondo social frequentato soprattutto dalle nuove generazioni è in generale un’istigazione alla vacuità. La comunicazione sta lentamente scivolando verso un’eccessiva semplificazione, caratterizzandosi per una pericolosa standardizzazione, conducendo irrimediabilmente a una preoccupante povertà di espressione. L’utilizzo degli emoticon poi riconduce addirittura a forme di scrittura primitiva e iconografica, molto più vicina ai geroglifici di quattromila anni fa che alla parola contemporanea di Alda Merini.

La scuola che fa? La scuola generalmente difende poco e male il patrimonio della lingua. Di tutte le lingue. L’appiattimento parte da lontano. Nasce nel disegno dei nuovi programmi, attraversa la didattica, le metodologie di apprendimento, e finisce sopra i banchi. Ma la perdita delle parole è la scomparsa delle idee, la sottrazione del pensiero.

Il regime neoliberista ha bisogno di pensieri semplificati. La scuola si adegua.

Riuscirò a insegnare ai bambini l’attenzione per le parole? Ci provo. Perfino nei nostri problemi di matematica (rifiutando i modelli proposti dai libri di testo, che non abbiamo) ne compaiono di strane e inconsuete. È quello che posso fare nella speranza che crescendo siano donne e uomini capaci di articolare una critica, invece che gridare slogan. Che abbiano la capacità di tradurre emozioni e scrivere magari parole d’amore, non T.V.T.T.B.

Informazioni su RP McMurphy

Chito e RP McMurphy vivono a Roma, ma qualcuno giura di averli visti più volte dalle parti di Maracaibo. Hanno un amore dichiarato verso tutti i sud del mondo e un’istintiva simpatia per chi vive ai margini.
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2 risposte a Ancora qualche pensiero sulle parole

  1. lezzy ha detto:

    hola Murphy,
    mira eso …

    …oppure il nuovo atlante mondiale delle nuvole (by nasa), inserito nelle scuole usa

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