La scuola e il branco

Si sente spesso parlare di branco. Si lega questa immagine a fatti di cronaca e poi si descrive il degrado, la noia, la violenza che segnano alcune giovani vite. La metafora del branco sta a indicare la perdita di una coscienza individuale, della consapevolezza di sé, di un essere io. Il tutto sostituito dal nascondiglio del noi e dall’idea che il gruppo possa dare senso ai vuoti, minimizzare le colpe, trovare risposte.

La logica del branco, per alcuni ragazzi, appare davvero come una soluzione possibile. Io credo che la scuola debba interrogarsi sulla sua parte di responsabilità.

A me sembra che la scuola, per quella sua malata fissazione di standardizzare le competenze, di valutare, di misurare gli studenti come fossero armenti di passaggio verso i pascoli del mercato del lavoro, abbia finito per dimenticare la straordinaria incommensurabilità dei singoli, la loro unicità, le diverse risorse e le diverse esigenze presenti tra i banchi.

La scuola di oggi non chiama per nome i suoi studenti e non li guarda negli occhi, ma li rende massa. Li trasforma in schede, li valuta coi test e con le tabelle, uniformandoli quanto più possibile, preoccupandosi di cercare verità oggettive quando invece sarebbero la personalità e la specificità dei singoli a dover essere evidenziate e messe a coltura. Non possiamo allora stare qui a meravigliarci se i ragazzi una propria testa non sanno neanche di averla.

La crescita è prima di tutto un percorso individuale. La maturazione avviene all’interno di un contesto comunitario ma riguarda i singoli, uno per uno. Si cresce insieme, ma si cresce ognuno nelle proprie scarpe. Se la scuola considerasse ogni studente come un progetto diverso, finirebbe certamente per incrementare le forze contrarie a quelle che caratterizzano la logica del branco.

Quando il maestro Alberto Manzi sulle pagelle, al posto dei voti, scriveva quello che può fa, quello che non può non fa sintetizzava perfettamente ciò che la scuola davvero dovrebbe fare. Perché rivendicava l’unicità di ognuno dei suoi piccoli alunni a dispetto di un sistema che avrebbe voluto spartirli in mazzi, dividendoli in fasce di valore assegnando loro il bollino di sufficienti, buoni, distinti o ottimi. La scuola gli alunni dovrebbe raccontarli, non pesarli come tacchini il giorno del ringraziamento.

Mi piace ricordare che il maestro Manzi (oggi celebrato come una delle pagine più belle della scuola italiana) ai suoi tempi pagò per la sua opposizione al sistema valutativo. In termini di ostracismo e discredito, naturalmente, ma non solo. Le sue scelte gli costarono la sospensione dello stipendio al punto che per mangiare doveva essere ospitato dalle famiglie dei suoi alunni.

Un’ultima osservazione. Il nostro sistema scolastico, in linea con il mondo di fuori, incentiva la competizione piuttosto che la collaborazione. Al di là di quanto si possa essere portati a credere, collaborare non significa fare branco. Tutto il contrario. La collaborazione non può avvenire che tra soggetti diversi, e nasce grazie al contributo di tutti. La competizione invece omogeneizza, infila a tutti lo stesso vestito per la corsa, e lascia ognuno da solo con le sue paure.

Informazioni su RP McMurphy

Chito e RP McMurphy vivono a Roma, ma qualcuno giura di averli visti più volte dalle parti di Maracaibo. Hanno un amore dichiarato verso tutti i sud del mondo e un’istintiva simpatia per chi vive ai margini.
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8 risposte a La scuola e il branco

  1. Liza ha detto:

    Assolutamente concordo su ogni frase.

  2. nonnalaura ha detto:

    Don Milani, Maestro Manzi, Maestro Flavio… il messaggio continua e te n e siamo grati. Se un giorno dovessi cadere in disgrazia, caro Chito, stai sereno ci saranno pasti caldi a volontà da tutti noi 🙂 Però mi viene in mente che il “branco” nel mondo animale ha una accezione positiva, di forza, solidarietà, protezione reciproca. Cerchiamo di trasmettere questo concetto aui nostri ragazzi! Ma so che tu lo fai già

  3. renata ha detto:

    Come ricordavamo qualche giorno fa, il Maestro Manzi è stato l’insegnante di Paolo Mazzoli, l’attuale direttore dell’INVALSI. Non sempre aver un ottimo Maestro fa un buon allievo. La scuola non può tutto, sicuramente può molto.

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