Una panchina che era meglio di no

panchinaSono tante le panchine messe lì a ricordare la violenza sulle donne e più in generale ogni violenza di genere. In tutta Italia le puoi incontrare in un parco pubblico, in una piazza, davanti a una scuola, in un centro commerciale. Generalmente sono rosse, rosse come il sangue versato dalle vittime. Questa qui però, al di là degli apprezzabili intenti, è davvero brutta.

Non so se l’autore sia un uomo o una donna ma chiunque sia stato non cambia le cose. Guarda che hai fatto gli direi. Volevi celebrare la femminilità? Sarebbe bastato ispirarsi a Margherita Hack o Alda Merini. Invece no. La tua panchina finisce per cadere proprio nello stereotipo che sarebbe invece giusto combattere. Indulge nella rappresentazione della donna come presenza colorata, nel ritrito gioco di ruoli che vede l’uomo come grigio cemento armato e la donna come espressione di abbellimento, a tinte pastello, essenzialmente decorativa, essenzialmente docile, essenzialmente madre.

Così ho pensato che se fossi una donna davanti a una panchina così inorridirei. E con la vernice mi verrebbe da scriverci sopra: maschio, la vita coloratela da solo.

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About RP McMurphy

Chito e RP McMurphy vivono a Roma, ma qualcuno giura di averli visti più volte dalle parti di Maracaibo. Hanno un amore dichiarato verso tutti i sud del mondo e un’istintiva simpatia per chi vive ai margini.
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3 Responses to Una panchina che era meglio di no

  1. Avatar di Evaporata Evaporata ha detto:

    Effettivamente non è proprio un capolavoro 😆

  2. Avatar di redskyma redskyma ha detto:

    mi da l’idea che questo sia stato il frutto di una richiesta basica del tipo ‘decora una panchina che rappresenti l’impegno contro la violenza sulle donne’ senza un progetto più ricco alle spalle di sviluppo della consapevolezza.

    il risultato deve farci pensare, oltre che inorridire, arrabbiare, sconfortare, per reagire e fare meglio.

    c’è ancora molto lavoro da fare per staccarci (noi donne in primis) dagli stereotipi di genere.

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