Perdere la rotta

Il Liceo Manara ha partecipato come sempre alla notte bianca dei licei classici. Questa è l’occasione in cui, ovunque in Italia, le scuole a indirizzo classico restano aperte fino a notte inoltrata. Chiunque può entrare, assistere a ogni genere di rappresentazione e respirare l’aria di una festa che celebra la vitalità e la modernità di lingue che qualcuno un po’ troppo frettolosamente definisce morte e sepolte. Io ci sono stato.

E ho visto.

Ho visto accendersi l’entusiasmo negli occhi dei ragazzi, la tenerezza in quelli dei loro professori, lo stupore in tutti gli altri. Ho visto gli occhi degli studenti cercare impercettibilmente nei momenti di difficoltà lo sguardo dell’insegnante e ricevere in cambio coraggio e sostegno. Ho visto le parole di Ovidio e di Sofocle diventare corpo e gesto, farsi luogo vivo di incontro e di crescita. Ho visto quelle parole non cadere nel vuoto ma divenire stimolo alla riflessione. Ho visto l’emozione, la creatività, la passione, l’impegno. Ho visto lo studio e la fatica ripagati con l’istigazione a essere finalmente se stessi, ognuno con le proprie insospettate abilità. Ho visto in tutti i ragazzi l’identica voglia di esserci e contribuire al risultato finale. Ho visto messo in pratica il concetto di squadra e cooperazione, l’aiuto reciproco, il senso di responsabilità, e l’energia contagiosa che viene fuori se si è coinvolti davvero. Ho visto qualcosa ch’era vicino alla pedagogia di Maria Boschetti Alberti e alla sua scuola serena. Ho visto, ho capito, ho riso, ho battuto le mani e mi sono commosso.

Poi mi sono chiesto come fosse possibile che una scuola così debba uscire fuori soltanto una volta l’anno. Perché non possa essere invece la regola. Così ho immaginato gli occhi di quei ragazzi tornare a spegnersi, rientrare nel quotidiano e nei ranghi informi e indefiniti come vuole un sistema scolastico che ha perso di vista i singoli nella loro originalità. Che appiattisce, mortifica gli aneliti, passa tutti al setaccio di programmi sempre più sterili e astratte verifiche di valutazione che poco raccontano e nulla spiegano. Ho pensato alla scuola che non sa più essere fertile e indipendente, ma insegue facili rendite e leggi di mercato, confondendo la fecondità con il redditizio. Che si fa luogo di mediocrità e sottomissione. Questo ho pensato, riflettendo su quanto sia stato impietoso e riprovevole perdere la rotta.

p.s.
In copertina un’opera di Willem van de Velde de Jonge (1633 – 1707)

Informazioni su RP McMurphy

Chito e RP McMurphy vivono a Roma, ma qualcuno giura di averli visti più volte dalle parti di Maracaibo. Hanno un amore dichiarato verso tutti i sud del mondo e un’istintiva simpatia per chi vive ai margini.
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2 risposte a Perdere la rotta

  1. nonnalaura ha detto:

    come al solito ti divulgo per moltiplicarti maestro Flavio!

  2. RP McMurphy ha detto:

    sempre troppo buona nonnalaura…

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