Calendario degli eroi: 31 gennaio – Giuseppe Gatì

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Giuseppe Gatì vive a Campobello di Licata, nella provincia di Agrigento. È un ragazzo che difende la sua terra e non ha paura di gridare a voce alta la sua rabbia contro la mafia e certa politica connivente. Un uomo che sente forte l’obbligo morale di ribellarsi. Muore a 24 anni, nel 2009, fulminato dopo aver aperto il rubinetto di una vasca nel caseificio dove lavora. Ma guarda a volte le coincidenze.

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Quello che la scuola non dice

non-parlareÈ gennaio, si avvicina la fine del primo quadrimestre. La scuola, nella stragrande maggioranza degli Istituti di vario ordine e grado che non abbiano scelto la suddivisione temporale in trimestri, provvede alla preparazione e poi alla consegna dei documenti di valutazione. In momenti come questo ci si trova davanti tutta l’inadeguatezza del nostro sistema dell’Istruzione, come continuiamo ostinatamente a chiamarlo, nonostante assomigli sempre di più a un misurificio di incompletezze. Continua a leggere →

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Balla coi lupi

balla-coi-lupiQualche tempo fa una giovane maestra mi ha scritto che lei non ce la faceva a ironizzare su ogni genere di proposta che gira nella scuola. Che un approccio come il mio, sempre critico verso tante nuove idee, non le sembrava per niente ragionevole. A essere perennemente in lotta si fa una fatica troppo grande, sosteneva, e poi alla fine non si va da nessuna parte. Continua a leggere →

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Epilogo (non tutte le storie terminano col finale che avresti scelto tu)

libro-annibaleNon doveva finire così. Per Annibale nei giorni di Natale avevo messo delle prelibatezze lungo i suoi percorsi, libere da ogni trappola. L’idea era quella di una tregua. Passate le feste sarei tornato a occuparmi delle gabbiette inutili, cambiando le esche e soprattutto eliminando l’odore delle mie mani usando dei guanti in lattice. E invece no. Ancora una volta il piccolo roditore ha fatto quello che non mi sarei aspettato. Continua a leggere →

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Frase

fraseBabbo Natale è a poche ore dall’atterrare con la sua slitta a Macondo, ma la tenerezza che c’è in questa frase scritta a scuola, poco prima di andare in vacanza, da una bambina che usa tutto il suo sapere per descrive il bene che vuole al maestro, è un regalo che ho già ricevuto. Ora è attaccata sulla mensola sopra il tavolo dove lavoro. E ogni volta che la guardo mi intenerisco.

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Vestiti e pensieri

jovanottiIeri mattina un bambino mi ha detto: maestro oggi sei vestito da preside. Ecco, ho pensato. Questa cosa qui ancora mi mancava, essermi trasformato in un preside per il solo fatto di avere una camicia e una giacca casual. Qualche settimana fa invece una bambina mentre stavamo a mensa mi ha chiesto se fossi un uomo o una donna. Quel giorno indossavo una gonna malese e il fatto non le tornava. Continua a leggere →

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Un uomo e un topo (la partita continua)

20231111_110121Annibale è ancora qui. Quella tra uomo e topo, ho scoperto, è una sfida alla pari. Una corsa contro il tempo dove riuscirà a spuntarla chi tra i due, nonostante le proprie impellenze, riuscirà a esercitare meglio la virtù della pazienza. Intanto, proprio come il suo omonimo cartaginese sul lago Trasimeno o a Canne, il piccolo Annibale dà lezioni di strategia, aggirando la trappola come fossero legioni romane. Continua a leggere →

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Annibale

topolinoCome abbia fatto a entrare non lo so. Poi il piccolo topo di campagna ha deciso di fermarsi in casa. L’ho chiamato Annibale, immaginando quale lunga traversata abbia fatto per arrivare fino qui, per gli ozi di Capua che si concede meritatamente nella mia dispensa, e per la buona dose di astuzia e imprevedibilità che, come il condottiero cartaginese, ha nella sua condotta. Continua a leggere →

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Ciao Alessandro

alessandro-de-gregoriCiao Alessandro, oggi mi è capitato di parlare di te con mia figlia, così ho pensato di scriverti questa lettera. Tu Maira l’hai conosciuta subito, nell’email che ti scrivevo dalla Colombia, quando partecipavi da lontano a quell’avventura, così emotivamente coinvolto che poi mi invitasti in classe per raccontare ai tuoi bambini dell’incredibile viaggio che avevo fatto. Non ci crederai. Quest’anno occupo proprio la classe che avevi tu a quel tempo. Continua a leggere →

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Cachi

cachiQuando sono arrivato a Macondo fuori casa c’era un pezzo di terra abbandonato dove crescevano solo rovi. Adesso è un giardino. Dopo due anni di cure il giovane albero di cachi regala all’autunno i suoi frutti deliziosi. Sono più piccoli di quelli che si trovano al supermercato ma non si battono in dolcezza. All’amore risponde sempre l’amore, con le piante e gli animali è così. Gli uomini a volte difettano.

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