Ci sono pensieri poetici, pensieri opposti, pensieri divergenti, indotti, rabbiosi, concilianti, ossessivi, tristi, intimi, allegri, fuoriluogo. Poi ci sono i pensieri strampalati, quelli magari corretti e coerenti in chissà quale altro pianeta sperduto nell’universo, ma che qui sulla terra suonano un po’ strani e hanno il potere di scatenare improvvise e grandi risate in classe. Noi li collezioniamo tutti. I pensieri non ci spaventano. Ci impegniamo a farne nascere sempre di nuovi.
Sono alla lavagna alle prese con la spiegazione della circonferenza, della sua magia e del fascino che ha sempre avuto per l’uomo. Emetto grugniti simulando l’uomo primitivo davanti alla suggestione del sole e alla sua forma perfetta, o incantato dalla luna piena quando finalmente arriva riempiendo gradualmente spazi di buio. Emetto i grugniti di gioia che deve aver espresso quell’uomo davanti alla meraviglia di essere riuscito a riprodurre quella forma impossibile semplicemente ruotando un bastone sdraiato sul terreno. Racconto poi la soddisfazione di aver raggiunto finalmente la consapevolezza di poter misurare una circonferenza a partire dalla facile misurazione di un diametro, la singolarità del π, l’incredibile seduzione del concetto di infinito infilato dentro un segno circolare che infinito non è.
Chiedo quale altra forma geometrica potrebbe essere nello stesso tempo così affascinante e misteriosa. V alza la mano. È una bambina che non parla ancora bene la lingua italiana ma interviene spesso con l’entusiasmo che la contraddistingue e partecipa da protagonista in qualsiasi attività si svolga in classe. Devo ammettere che a volte fatico a capire i suoi interventi, ma questa volta no. Alla mia domanda V risponde decisa il tigre isoscele. Giù risate.
La lezione va avanti fino a quando mi siedo sulla cattedra in attesa che i bambini copino sui loro quaderni ciò che ho finito per scrivere sulla lavagna. M si alza e si avvicina quasi timidamente per chiedermi qualcosa. Immagino abbia bisogno di una delucidazione. Forse si è persa qualcosa della spiegazione e non vuole dirlo davanti a tutti, forse sulla lavagna c’è qualcosa che non capisce. Ecco quello che penso. Che penso fino a quando poi mi chiede: maestro, che significa limonare?
ps
L’immagine in copertina è (ancora una volta) dal film Capitani Coraggiosi

