Era un po’ che non prendevo note dai bambini. Oggi invece è capitato. È un mio limite. L’indulgenza che per vocazione ho con la mia piccola ciurma non è la stessa quando ho davanti un adulto. Sarà perché gli adulti non sono mica il mio lavoro, o forse perché dagli adulti mi aspetto sempre una certa ragionevolezza. Fatto sta che oggi davanti all’idiozia di un adulto mi sono cadute le braccia.
Così m’è uscita una parolaccia. Proprio una di quelle espressioni che disapprovo se capita di sentirla da un bambino. Alla classe non è sfuggita. La regola per sciogliere una decina nella sottrazione può passare inascoltata, ma una parolaccia, detta anche senza troppa enfasi, ha il potere di vincere qualsiasi disattenzione. I bambini allora hanno deciso di mettermi una nota, che naturalmente non ho contestato.
All’uscita da scuola sono entrato al bar per chiedere a Massimo un caffè. La nota me l’ha firmata lui.

