Oggi C ha sbagliato il compito

valutazioneIl problema che C ha consegnato oggi era un vero disastro. Assolutamente errato nel procedimento logico e perfino nei calcoli. C ha iniziato la prima elementare con alcune fragilità, ma piano piano ha acquisito sempre maggiore sicurezza nelle proprie capacità e adesso, ora che siamo in seconda, risolve facilmente i problemi che scrivo ogni volta alla lavagna. Oggi no. E mancano anche tutti quei sorrisi che solitamente accendono i suoi occhi.

Chiedo a C se in classe ci sia qualche litigio in corso e mi dice che no, va tutto bene maestro. Poi inevitabilmente la giornata scorre fino al momento dell’uscita quando scopro che oggi C partirà col papà per andare a riprendere la mamma e la sorellina che da alcuni mesi sono in quell’ospedale così lontano da Roma. Tornano a casa. Allora capisco. Le emozioni che C ha dentro, quell’intreccio di eccitazione, apprensione e certamente perfino un po’ di paura, oggi sono troppo più grandi e importanti della matematica.

Mi chiedo come, in una scuola ossessionata dalla valutazione delle competenze, le emozioni possano avere lo spazio che meritano. Ma la risposta la so. Nell’inutile sforzo di sottoporre gli studenti e le classi intere a prove uniformi che calcolino il loro grado di preparazione, si commette un imperdonabile errore di prospettiva, si perdono di vista i presupposti imprescindibili che sono alla base di ogni processo di crescita, che a ben guardare resta pur sempre un percorso unico e personale. L’errore che si commette è proprio all’origine. Utilizzare prove standardizzate per misurare e ottenere risultati inconfutabili e oggettivi, è un’operazione che si può fare con i valori che segnano la pressione di una caldaia, o il grado di acidità di un liquido, o la capacità di deformazione elastica di un metallo. Nella scuola valgono altre regole. Così come in qualsiasi altro ambito di connessione tra le persone, anche l’apprendimento scolastico è il risultato di un processo dialogico, il frutto di una relazione, di una reciproca osservazione, una prassi necessariamente soggettiva. Ma, apriti cielo. Prova a utilizzare la parola soggettività dentro una scuola.

Misurare, tabulare, calcolare, esaminare e comparare i numeri raccolti, è una perdita di tempo ed è una mania viziata dalla paura di sbagliare e dall’idea strampalata che uno studente, al pari di una macchina, sia essenzialmente chiamato a dare asetticamente risposte o giuste o sbagliate.

Oggi è successa un’altra cosa. E, a differenza di C, ha preso superquark, il voto più alto che do a un lavoro sul quaderno. Il compito che mi ha portato era perfetto, impeccabile. Ma prima di tornare al banco E è passato davanti al cestino delle merende della classe e ha preso per sé tre fette di ciambellone, lasciando chiaramente alla fine due compagni senza merenda. Nonostante il massimo voto preso sul problema di matematica ai miei occhi la sua giornata scolastica, intesa come percorso globale di crescita, si chiude con una grave insufficienza. C invece avrà pure sbagliato il compito. Ma chi se ne frega.

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About RP McMurphy

Chito e RP McMurphy vivono a Roma, ma qualcuno giura di averli visti più volte dalle parti di Maracaibo. Hanno un amore dichiarato verso tutti i sud del mondo e un’istintiva simpatia per chi vive ai margini.
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