Quello che manca ai bravi insegnanti della nuova generazione è l’improvvisa vertigine della visione. Quel capogiro capace di farsi ebbrezza o turbamento, a seconda. Una condizione simile a quella che si avverte in montagna dopo aver camminato ore e ore in salita, se poi capita di fermarsi e guardare giù. Quando manca il fiato, gli occhi arrivano lontano come a stare sul tetto del mondo e ti arriva una stretta allo stomaco.
È più o meno questo che avrei voluto dire alla maestra A qualche giorno fa, quando parlavamo della dimensione del tempo e di come il tempo andrebbe misurato nella nostra professione.
C’è una cosa che non ti ho detto maestra A. Non avrei dovuto soltanto raccontarti di giardinieri, stagioni e talee. Avrei dovuto allargare lo spazio delle nostre riflessioni, andare oltre la classe, spalancare la finestra e uscire a guardare la scuola dalla distanza che appartiene alle rondini e alle promesse.
C’è un principio che la nostra civiltà ha colpevolmente perso per strada. I nativi americani, così come le popolazioni indigene di qualsiasi altra parte del pianeta, invece lo hanno sempre tenuto presente, peccato siano state tutte relegate ai margini o addirittura sterminate senza troppi sensi di colpa, in virtù di una supposta inferiorità e una necessaria civilizzazione culturale. Beh, per loro il calcolo del tempo ha sempre avuto una rilevanza e una profondità che il mondo civilizzato ha invece estremamente semplificato. Qualsiasi decisione per i nativi andava presa senza farsi suggestionare dagli effetti immediati, senza farsi influenzare dagli utili e i vantaggi del qui e ora, ma immaginando le conseguenze che tale scelta avrebbe avuto nella vita delle generazioni future e cosa avrebbe significato per i figli dei figli.
Appare evidente che il nostro raggio di valutazione si è ridotto e che un modello come quello proposto oggi dal neoliberismo fa della mancata riflessione sul lungo periodo una consuetudine. Un’inclinazione che caratterizza ogni ambito del nostro vivere. Anche la politica scolastica non fa eccezione.
Così, maestra A, quello che oggi manca ai bravi insegnanti entrati da poco nel mondo della scuola con la passione e l’energia che li contraddistingue, è la vertigine della visione. La propensione a spingere lo sguardo lontano, più lontano, arrivando a immaginare che ogni scelta, ogni novità introdotta nell’ordinamento, ogni nuova metodologia, ogni condotta, produrranno nella scuola effetti che si vedranno in futuro e quel futuro contribuiranno a determinare.

