Ammetto che dover ospitare nello stesso corpo un maestro elementare e un papà ha avuto le sue difficoltà. Inutile cercare di fare finta che i due siano sempre andati d’accordo. Non è così. Finché mia figlia ha avuto gli anni che hanno i bambini delle mie classi poteva succedere infatti che le idee del primo entrassero in conflitto con le inevitabili ingerenze del secondo e la sua istintiva inclinazione all’accentuata protezione.
Adesso che Maira ha sedici anni le cose vanno molto meglio. Col tempo si potrebbe dire che il maestro e il papà, dimenticando le antiche controversie, hanno finito per conquistare una buona dose di stima reciproca e non è raro vederli insieme, seduti magari davanti a una birra, parlare di scuola in perfetta sintonia.
Una questione su cui comunque i due hanno sempre avuto la stessa idea è l’utilizzo del registro elettronico, qualsiasi fosse l’ordine di scuola presa in considerazione. Il maestro non ha mai usato un registro, neanche quando erano cartacei. Il racconto dei bambini delle sue classi, gli argomenti affrontati, ogni annotazione rilevante, sono ragionamenti che ha sempre riportato nei suoi quaderni, molto lontani dall’essere come quei registri zeppi di caselle e numeri, più simili invece ai diari di viaggio di un esploratore. Da parte sua il papà non ha mai avuto simpatia per i registri e per le pagine che in quei registri avrebbero dovuto descrivere sua figlia, ma che invece finivano soltanto per riportare quotazioni e consuntivi. Adesso più che mai.
Ora Maira è al liceo e al papà non interessa aprire le pagine del registro elettronico per sapere se è stata interrogata o il voto di un compito in classe. Gli sembra perfino sbagliato, così non l’hai mai fatto. Il registro elettronico consente un’ingerenza che allontana i ragazzi dalla possibilità di crescere in autonomia, consapevoli delle proprie azioni, in un ambito che è il loro primo serio campo di gioco. Deve essergli concessa l’occasione di vivere l’impegno scolastico come un patto di responsabilità che riguarda loro e i relativi professori senza la meticolosa e costante intromissione del genitore.
C’è poi una cosa che fa sbellicare dalle risate il maestro e il papà. È quell’indicatore messo lì a calcolare la media complessiva che per ogni studente si ottiene conteggiando continuamente i voti presi in tutte le materie fino a quel momento. A cosa serve? A fare le gare tra compagni di classe e indicare chi tra di loro potrà partecipare alla champions league?


Concordo su tutto, e in particolare su quell’ ‘”indicatore”, che testimonia soltanto l’uso imbecille dei numeri così tipico delle macchine e delle burocrazie. Buona conclusione dell’anno, maestro.
ciao Ivan, buona conclusione dell’anno anche a te. Un abbraccio
Paura. Penso esattamente la stessa cosa e aimè questo approccio viene visto come indifferenza.
Niente di più sbaglato.
….Fammi andare a sbirciare và!
Ciao, Andrea papà di Adriano e Aurelio
Ciao Andrea. Anche rifiutarsi di rifare il letto dei figli, di preparargli lo zaino, di cambiargli la maglietta, di scegliergli un libro da leggere, sarà visto come indifferenza? Forse. Dai cretini
“Deve essergli concessa l’occasione di vivere l’impegno scolastico come un patto di responsabilità che riguarda loro e i relativi professori senza la meticolosa e costante intromissione del genitore.” Da professore sottoscrivo in pieno queste parole. Mi sono piaciute così tanto che mi hanno convinto ad iscrivermi a questo blog.
Allora benvenuto a bordo wwayne. Un saluto accaldato da una meravigliosa Roma estiva
Anche questo film è meraviglioso: https://wwayne.wordpress.com/2024/07/14/io-e-valentina/