Grup Yorum. Una storia di resistenza

Dopo Helin Bölek e Mustafa Koçak, il 7 maggio è morto anche Ibrahim Gökçek. Le foto dei loro corpi e dei loro volti trasfigurati in modo impressionante da centinaia di giorni di sciopero della fame hanno fatto il giro del web. I componenti del gruppo musicale dei Grup Yorum protestavano per gli arresti e le torture subite a causa dell’impegno civile e l’opposizione al regime di Erdoğan.

La cantante Helin Bölek è morta a 28 anni, il 3 aprile, dopo 288 giorni di sciopero della fame. Il chitarrista Mustafa Koçak è morto, anche lui a 28 anni, il 24 aprile, dopo 297 giorni di digiuno. Ibrahim Gökçek suonava il basso. Il suo sciopero è durato 323 giorni. Aveva 40 anni. Anche i loro avvocati sono stati arrestati. La flautista Bahar Kurt ha interrotto il suo digiuno dopo 190 giorni.

Già nel 2002 la cantante Selma Altin e la violinista Ezgi Dilan erano state arrestate e torturate dalle forze di sicurezza turche che avevano rotto intenzionalmente il timpano alla cantante picchiandola ripetutamente sulle orecchie e spezzato il braccio alla violinista. Nei Grup Yorum, che nel rispetto di tutte le culture presenti in Anatolia eseguono i loro pezzi in turco, in curdo, in arabo e in circasso, i componenti arrestati vengono sostituiti via via con altri musicisti. Attualmente sono 11 i membri del gruppo musicale ancora in carcere. Per finire agli arresti nelle terribili prigioni turche basta l’accusa di un “testimone segreto”.

Lo stato di emergenza che vige in Turchia dopo il tentativo di colpo di stato del 2016, ampliato ora dal pretesto del coronavirus, ha legittimato migliaia di arresti e permesso la violazione di libertà fondamentali. La Turchia è tra i paesi in cui sono state adottate norme per limitare la libertà di espressione e informazione durante l’emergenza sanitaria. Così, dopo il rifiuto di riconosce il genocidio Armeno e non aver mai arrestato la persecuzione ai danni del popolo curdo, adesso Erdoğan ha potuto scatenare una repressione nei confronti di tutti i dissidenti, studenti, professori, giornalisti, scrittori, avvocati. Chiunque metta in discussione la politica del governo viene criminalizzato. Cosa si dice in Europa? Niente, si fa finta di non guardare. Del resto da noi i governi hanno già così tanti pensieri che certo non possono mettersi lì a perorare la causa di un gruppo di musicisti.

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2 risposte a Grup Yorum. Una storia di resistenza

  1. Laura ha detto:

    La cosa più triste è il silenzio dei media italiani…
    Del resto l’Italia è ai piedi di Erdogan, senza di lui e dei suoi servizi segreti in Somalia e in Libia non conta niente… per liberare Silvia, abbiamo dovuto bussare alla porta del “Sultano di Ankara”, colui che ha riempito le patrie galere di oppositori, musicisti, giornalisti indipendenti, scrittori, attivisti dei diritti umani, blogger, vignettisti, colpevoli di aver usato l’”arma” dell’ironia per mettere a nudo il Sultano. E allora questo silenzio diventa pesante come un macigno.

    • RP McMurphy ha detto:

      Sì, siamo molto bravi a non vedere. A scegliere cosa guardare e cosa no. Ma la tristezza non è solo italiana, basta pensare che il divieto di fare concerti e suonare in pubblico ha colpito i Grup Yorum non solo in Turchia. Anche la Germania ha proibito ai Grup Yorum di esibirsi, convalidando le decisioni di Erdoğan.

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