Poetica del distrattore

I bambini non sapevano cosa fosse un tranello. Allora sono salito in piedi sul banco accanto alla porta della nostra classe chiedendo di immaginare che il giaccone che tenevo in mano fosse una rete. Poi ho chiesto a M di chiamare S, che era in corridoio, con la scusa di dargli qualcosa. Appena S ha varcato la soglia gli sono piombato addosso, catturandolo. Ecco cos’è un tranello, ho detto. Un trabocchetto, una trappola.

Ho informato i bambini che da adesso in poi, quando meno se lo sarebbero aspettati e senza alcun preavviso, trappole come quella le avrei nascoste anche dentro i nostri problemi di matematica. E che li avremmo chiamati distrattori, cioè numeri o informazioni inutili alla risoluzione del problema, che stavano lì a cercare di ingannarli e farli cadere in errore.

Questo è uno dei motivi per cui non abbiamo un libro di testo. Solitamente i problemi dei libri spingono il bambino all’applicazione rituale di una regola facendogli perdere rapidamente il senso di quello che fa. Conducono verso un esercizio automatico e possono facilmente essere risolti anche senza capire cosa si sta facendo. Già in una prima elementare. Se so che il problema si risolve con una addizione (perché è sulle addizioni che stiamo lavorando) e il testo presenta due numeri, non c’è neanche bisogno di comprendere cosa dice. Ma se il testo presenta cinque numeri e dovrò utilizzarne soltanto due, la cosa cambia.

La presenza di un distrattore rende il problema più interessante. Aiuta il bambino alla ricerca e alla conquista della strada giusta e regala la gioia di aver trovato da solo il sentiero che conduce in altura. Costringe a guardare dove si mettono i piedi, evitando le buche e i cespugli di rovi. Restituisce consapevolezza ai propri passi, spinge  a soffermarsi, senza andare di corsa. Obbliga a guardare, a capire. E ogni volta che ti fermi a guardare non è mai tempo perso. È poesia.

p.s.
L’opera in copertina è di Sam Brade

Informazioni su RP McMurphy

Chito e RP McMurphy vivono a Roma, ma qualcuno giura di averli visti più volte dalle parti di Maracaibo. Hanno un amore dichiarato verso tutti i sud del mondo e un’istintiva simpatia per chi vive ai margini.
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7 risposte a Poetica del distrattore

  1. ivan ha detto:

    Da insegnante di matematica e fisica al liceo, le trovo parole ispirate e benedette! Un saluto Ivan

  2. Virginia ha detto:

    Buona didattica!

  3. maupao ha detto:

    Che bella descrizione! Hai mai pensato di mettere i testi dei problemi da qualche parte nel web? Per esempio https://wikibooks.org

    • RP McMurphy ha detto:

      ciao maupao, no, non mi è mai venuto il pensiero. Il fatto è che sono tutti testi, piccole storie, che tirano in ballo la vita della classe e i suoi protagonisti, familiari, negozianti o personaggi del quartiere. Non conoscevo wikibooks.org e comunque andrò a vedere di che si tratta

  4. Ubudafnr ha detto:

    Maestro, rileggo questo suo pensiero a distanza di qualche mese. E lo sento ironicamente più vero ogni volta che mia figlia procede con le addizioni o le sottrazioni e si perde per ore nella banalità di esercizi del libro di testo (linee, insiemi, altro) cercando il tranello che non c’è. E sentendosi da meno dei suoi compagni che vanno veloci e sicuri verso la meta della banalità

  5. RP McMurphy ha detto:

    Caro Ubudafnr il succo è proprio tutto nelle sue parole. La banalità si raggiunge rapidamente e senza dedicare tempo all’osservazione. La scuola troppo spesso, presa dalla furia del correre, dall’assurdità di saperi standardizzati e dall’ossessione di valutazioni oggettive, perde di vista l’unicità dei suoi studenti e il loro precesso di crescita interiore. Sua figlia non è assolutamente da meno dei suoi compagni, anzi. Bisognerebbe che i suoi insegnanti la tranquillizzassero su questo.

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