Educare alla noia

Non mi era mai capitato di vedere a teatro un attore fermare il suo spettacolo per riprendere i bambini in sala e richiamarli alla correttezza. Allora ho pensato che il problema non fosse tanto il fatto che il suo monologo, pur ricco di suggestioni poetiche, risultasse un po’ noioso per un bambino di sei anni. Pensare questo sarebbe stato un errore di prospettiva. La verità era un’altra.

Oggi mi sembra che il bambino che si annoia non sia più capace di leggere il contesto nel quale si trova, di gestire la monotonia o aspettare che quel momento passi. In quelle occasioni manifesta apertamente insofferenza e pretende altro, evidenziando sintomi di una fragilità che nel processo di crescita pagherà non senza conseguenze.

I bambini però non hanno colpe. È capitato loro di trovarsi a crescere in un mondo di effetti speciali, di immagini veloci, forti, ossessive, sempre nuove, sempre superficiali. Un mondo che anestetizza la capacità di riflessione e sostituisce i pensieri con gli slogan. Il ragionamento con la suggestione. E se alla fine non sono capaci di ascoltare il racconto di un uomo che parla di Leonardo da Vinci, della sua sfida alla gravità, delle sue visioni, della sua ostinazione e del suo genio, non ti puoi meravigliare. Quello che i bambini si aspettano è che succeda qualcosa sul palco, che si animi di personaggi, che dal soffitto piombino sorprese sulla scena o escano urogalli danzanti da fumi sparati fuori dal pavimento.

Ho pensato allora che faremmo un favore ai nostri bambini se ogni tanto li educassimo anche alla noia. Che dovremmo smetterla di sentirci addosso la responsabilità dell’animatore in servizio costante, non reggendo davanti alle loro espressioni di malcontento, con la paura di deludere le loro aspettative, abbandonando l’idea che amarli significhi anticipare perfino i loro desideri.

Perché a stare seduti davanti alla tavola piatta del mare puoi anche finire per pensare di trovarti davanti a qualcosa di estremamente noioso, ma se riesci a rimanere in ascolto dei tuoi pensieri allora può capitarti di sentire che quei pensieri hanno perfino un profumo.

Informazioni su RP McMurphy

Chito e RP McMurphy vivono a Roma, ma qualcuno giura di averli visti più volte dalle parti di Maracaibo. Hanno un amore dichiarato verso tutti i sud del mondo e un’istintiva simpatia per chi vive ai margini.
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4 risposte a Educare alla noia

  1. renata puleo ha detto:

    Non ricordo di essermi mai annoiata, né da bambina, né da adulta. Durante la mia infanzia: un cortile fra le case di una periferia,con i bambini come me, abituati ad avere poco, si inventavano mille giochi con nulla. A casa c’erano i libretti con le favole in sunto, che mi comprava mio nonno in edicola. Nell’età adulta dovunque mi hanno salvato la lettura, lo studio, la politica. La noia è oggi altro: la fatica dei giorni, la vicinanza di persone che non mi piacciono, il senso complessivo di tutto, che spesso viene a mancare… Allora, educare le creature piccole a reggere bene il vivere, alla esplorazione, alla riflessione, allo stare quieti con un libro o con un foglio su cui disegnare. Grazie Flavio

  2. andrea ha detto:

    Ho detto ieri ad Adriano che non vivrà mai la magia del passaggio al livello. Dell’attesa del treno. Passeggeri? Merci? Chissà. Oggi staremmo entrambi ad aspettare il tempo che passa guardando i nostri maledetti telefoni.
    Mi ha guardato come è giusto che sia. Alla sua età avrei fatto altrettanto.
    Sta a noi farglielo capire.
    Andrea papà di Adriano

    • RP McMurphy ha detto:

      ciao Andrea
      per non parlare della magia dei rullini fotografici portati a sviluppare…
      ecco, forse più che alla noia, dovremo cercare di salvare i nostri figli educandoli all’attesa

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