I bambini e il disegno. Una riflessione in tre parti – Parte terza

disegnare a 5 anniSarei capace di disegnare una figura femminile così delicata o una papera così altezzosa? In pochi tratti riuscirei mai a trovare il senso ancestrale di un’imbarcazione, così essenziale ed equilibrata? Sarei in grado di cogliere in pieno la natura placida e mite di una giraffa?  Un bambino di 5 anni ci riesce. Eccome.

Fino a quando un bambino non conosce la delusione per aver evidentemente disatteso le aspettative dell’adulto con le sue manie razionali, per non essere riuscito a soddisfare le sue pretese, che chiedono al disegno di essere sempre una fedele riproduzione del vero e non un’espressione libera delle proprie emozioni, fino a quel momento, rimane l’unico arbitro e giudice del proprio lavoro. Allora riesce a fare cose meravigliose.

Poi arrivano le verità rivelate come indiscutibili leggi universali, le regole, i modelli pieni zeppi di luoghi comuni, le gomme da cancellare, le facce storte e la frustrazione. Il bambino farà presto a convincersi dei propri limiti tecnici. Qualcuno gli spiegherà che non può mettersi a correre e lui, ubbidiente, smetterà di volare. Il suo tratto perderà la freschezza autentica che aveva. Perderà per sempre il piacere e il coraggio della scoperta. I suoi disegni si riempiranno di case con tetti comunque a punta, irrimediabilmente rossi, di alberi con tronchi sempre marroni e chiome sempre verdi bandiera.

Eppure l’espressività infantile rimane una testimonianza ineguagliabile, che mostra cosa sia capace di fare chi non disegna per stereotipi e non ha paura del foglio bianco, chi sa esprimere il proprio potenziale creativo senza il predominio della razionalità. Così un adulto (quando è stato un bambino che ha inibito il proprio sviluppo creativo) disegnerà sempre una sedia con quattro zampe, perché riconosce nelle quattro zampe un requisito razionale imprescindibile. Un bambino no. Per lui una sedia non deve ubbidire alle leggi della fisica. E ha ragione lui. Una cosa è disegnare una sedia, un altro è progettare un modello da portare in falegnameria. Questa non è una pipa, ci avvisava Magritte. È solo il disegno di una pipa. Fa una bella differenza.

Informazioni su RP McMurphy

Chito e RP McMurphy vivono a Roma, ma qualcuno giura di averli visti più volte dalle parti di Maracaibo. Hanno un amore dichiarato verso tutti i sud del mondo e un’istintiva simpatia per chi vive ai margini.
Questa voce è stata pubblicata in scuola e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...